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Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi

Prima del principio era lo zero. | Un buio senza corpo e senza idea. | Poi venne l’Uno, soggetto-oggetto | primo, pensabile, concreto…

Così i numeri diventano poesia. Sembra una cosa irreale, eppure a questo tende Filippo Giordano, poeta con l’hobby dei numeri (oppure al contrario). È da leggere l’ultima fatica letteraria che ha titolo Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi”, edizioni Il Centro Storico. Che Filippo Giordano avesse iniziato un percorso di ricerca spirituale, che portasse ad una nuova definizione del suo io lo avevamo visto nei suoi ultimi lavori: adesso il cammino è più sicuro, meno irto di difficoltà, e paradossalmente sono i numeri, i numeri primi, a tracciare questo percorso. I numeri rappresentano la oggettività, non ammettono devianze, sono assoluti: niente di strano, per un uomo che nella poesia ha trovato quel suo primo naturale percorso, che oggi lo arricchisce con questa nuova ricerca. Ovviamente Giordano non è un teologo, né vuole dare riletture di spiritualità. Vuole esprimere il suo nuovo stato d’animo ed ha scelto un originale percorso.

Può l’intuizione di un poeta colmare una lacuna culturale della storia di tutti i tempi e consentire al mondo di apprendere quale è la legge matematica che regola la distribuzione dei numeri primi? Può la scoperta di una legge matematica fare intuire un ordine universale che legittima la presenza dello Spirito divino, mutando la miscredenza dell’autore in fede? Se ciò è vero (il poeta in questione ci mette la mano sul fuoco), allora questo libro può servire ad ampliare anche l’orizzonte del lettore.” Così recita l’anonimo redattore delle note di quarta di copertina. Ovviamente ne condividiamo appieno il contenuto.

Prima del principio era lo zero…” scrive Giordano. La Genesi o l’inizio del Vangelo di Giovanni? No, semplicemente la ricerca di un poeta che spiega in modo nuovo l’anelito del suo io. Non ho personalmente la certezza dei numeri, ne ho cognizione dei numeri primi, allergia congenita, ma condivido con Giordano l’ansia della ricerca di me stesso; lo facciamo per vie diverse ovviamente, ma questo libro mi dà delle tracce sulle quali la mente speculativa dell’uomo può lavorare. Infine si può sempre avere una chiave di lettura, forse più ovvia, ma non meno affascinante: quella di leggere poesia godendo della parola e della forza che essa riesce ad esprimere traendone, come sempre, puro diletto.

Recensione
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