Servizi
Contatti

Eventi


Architectures Three-dimensional Poems

Parto da un pensiero del grande Giò Ponti, che ha dettato l’evoluzione sana dell’architettura nel nostro tempo, quell’architettura-collegamento fra le necessità del quotidiano e l’esigenza d’innovazione. Dice: “Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte”. Come dire che solo l’arte contiene in sé lo spirito immortale dell’uomo.

In Architetture, Brina Maurer -Claudia Manuela Turco, mettendo insieme i segmenti di tutto ciò che l’uomo ha costruito e decostruito con bagliori di diamanti in bocche di cannoni, si lascia “versare” nel mondo amico di edifici, cancelli, volumetrie plastiche, vetri, vagoni assiepati. Tutti elementi che ampliano i vuoti dell’anima privando di qualità la vita del quotidiano, tutte forze che scompongono i pensieri in suoni metallici. Ma, per contrappunto, cercando volumi aperti e fluenti. Dietro le quinte arboree trova labbra incantate, desideri guidati dal cuore, eteree terrazze. Da un lato cioè racconta la crisi che oggi investe l’uomo, dall’altro getta molta luce intorno ad altre dimensioni. Fra dolori e condizioni celesti, questa è la sua vera natura in poesia.

La scelta di pubblicare con l’editore Gradiva di New York aggiunge un di più: porta a delle visioni oltre il cielo della nostra terra mediterranea e delle nostre città. C’è una rilettura violenta, un dialogo esclusivo e profondo con la nostra coscienza, ferita ancora scoperta per un attentato disumano, mai dimenticato. Ciò che sembra svettare diventa necessaria profondità, altra carne, altra pagina di storia, nuove luci, nuove ombre, grandi occhi per vedere, altro dolore, altro linguaggio. È la parola che apre la catena degli eventi e trasferisce il sogno in un tunnel nascosto da un cielo obliquo:
 

Ancora pulsano
i mattoni

degli edifici scomparsi
in un tunnel

nascosto
da un cielo obliquo.

La poeta usa una matrice visiva con tre versi, raggruppati a due a due per richiamare le tre dimensioni e distanziati fra loro dal bianco degli spazi. E usa la matrice del pensiero con tre schizzi, non come poetica dei frammenti, bensì come nella geometria dei frattali (a più dimensioni). Tutto è relazione con il contesto umano, spingendo a intuire la trama “oltre” lo schizzo. Poesia tridimensionale dunque sia per la matrice visiva, sia perché ci sono il luogo dell’evento – la ricerca dell’anima – il tempo e lo spazio oltraggiati. Esempio: Algoritmi ed euritmie/ampliano // i vuoti dell’anima/tra sfere di piombo // e proiettili di cristallo,/sotto un cielo scabro. Algoritmi ed euritmie, sfere di piombo e proiettili di cristallo (il luogo dell’evento) – i vuoti dell’anima (la ricerca nell’assenza) – sotto un cielo scabro (il tempo e lo spazio oltraggiati). In poesia, la tridimensione è un luogo del pensiero dove ci si misura con l’assenza e con l’anima vista come interiorità. Qui si fa fondere con il fuoco della scrittura i corpi solidi, le volumetrie ... per esaminare la vita nella sua forma fluida, profonda. E Brina- Claudia, in un tale fluire, si ritrova e si dona.

Come l’Architettura parla di sé e dei suoi scopi, Brina Maurer - Claudia Manuela Turco architetta i versi in modo di far “parlare” le perfette immagini delle imperfette mete che l’uomo ha costruito. Un’esperienza del genere fu attuata dal poeta francese Eugène Guillevic (1907- 1997) in Euclidiennes, nel 1967. Proponendo quali titoli le geometrie del quadrato, del cerchio, del cilindro, della piramide, del cono, figure dai limiti obbligati dentro i quali ci dobbiamo muovere (vedi gli algoritmi e le euritmie della Turco), Guillevic “segna” che tutto ciò ormai vive in noi come “profondità sedute sulla superficie” (profondeur dans la surface). E non è possibile fuggire dai volumi, ... si va senza nulla apprendere (et pas de fuite dans aucun volume …tu vas sans rien apprendre). Si passa fra tanti cattivi sogni (dans tant de mauvais rêves) per cercare altrove, dove ci sono gli angoli aperti, che offrono possibilità interminabili, e i punti dai quali si può ripartire per nuovi spazi. Tentativo interessante, rimasto un unicum senza seguito, ma ancora oggi riportato come esempio nell’Antologia dei poeti francesi del XX secolo (345.ma edizione Poésie Gallimard).

Anche in “Architetture/Poesie tridimensionali” – ci si trova in un desolato Edificio dai tanti volumi, che nulla insegnano. Volumi dell’età moderna, di cui la vita è prigioniera. La poeta ci conduce per mano fra i labirinti, con una forza espressiva esemplare, con ritmi dall’impianto sonoro fuori dal tradizionale. Cerca realtà promettenti, aperture.
Lo sviluppo, con i suoi inganni, abbatte l’uomo. L’Umanità è a rischio di valori. La nostra umanità, se non usiamo il rispetto, diventerà come una reliquia in un album di fotografia: Come reliquie in un album di fotografie,/abiti più leggeri, //viole e quadrifogli,/fili d’erba di brina ambrati e zampilli di vento // disegnano aeree architetture. Rischiamo di chiuderci in realtà già passate, precludendo nuove realtà: Ovunque limiti, percorsi obbligati...
L’inquietudine è affidata alla sospensione temporanea degli spazi. L’uomo si ridisegna negli spazi, allontanandosi da archi instabili, pareti vetrate, piattaforme, semafori, corpi urlanti in esplosioni di edifici, Internet.
L’alchimia tra la definizione della realtà e le esigenze di una vita “sana”diventa sempre piùdifficile.Questa poesia vuole piazzare tutto il “cemento” possibile per convincere a mollarne il “morso avvelenato”. Per preferire la sosta come energia dell’anima:

Il silenzio
ha il colore

di labbra incantate
da una civetta

che riposa
sulla balaustra.

Tutte le poesie non hanno titolo, perché il titolo ne chiuderebbe il senso in poca aria. Gli spazi offrono il rilievo che nasce dalla sensibilità, dall’intenzione, dalla riflessione, dall’istinto, dall’indugio. Corrispondono al bisogno di ritrovarsi “oltre la parte offesa”. Fanno da contrappunto al tempo; anche da sfogo come calde lacrime trattenute in ragnatele inimitabili. Ma soprattutto gli spazi assomigliano all’esigenza, inimitabile, di rioccupare il silenzio.
L’ebrea in attesa di morte, Etty Hillesum, nel suo “ Diario (1941-1943)”, al - giorno 3 ottobre, sabato sera, le nove - scrive: “Se vuoi proprio guarire devi vivere diversamente: devi tacere per giorni interi e rinchiuderti in camera tua e non lasciar entrare nessuno, è l’unico modo.” Parole che richiamano il bisogno di assentarsi dal mondo per assaporare solo ciò che rincuora.
Per altri approfondimenti, ancora propongo qualche spartito.
Molto importante è la poesia seguente, dove l’uomo distrugge il dolore inflitto da “sotterranee fermate” per vivere solo con se stesso. forse la cosa più difficile il sapersi estraniare dalla realtà per “lasciarsi andare a morbidi atterraggi”.
L’assenza-privazione, imposta dai processi del mondo amico, non impedisce di ritagliarsi un bellissimo angolino nascosto per sfuggire alle delusioni. Dove la linea geodetica, quella più breve che collega il cuore alla realtà, appare all’improvviso (dopo sotterranee fermate) riportando al colore rosso, ai morbidi atterraggi. Mi piace sottolineare che in Oriente il colore rosso è proprio dell’anima. Così qui pare sentirlo anche la poeta. Sangue e anima, insieme.

Dopo sotterranee fermate,
inattesi voli ininterrotti

conducono
a morbidi atterraggi

su rosseggianti
cupole geodetiche.

Ma poi ritornano i fuochi delle ellissi, dove i fuochi sono le realtà che indicano la maggior distanza dal centro, cioè dal cuore.I fuochi proiettano dei profili iridescenti, cioè dei riflessi superficiali dai colori dell’iride (l’aura effimera! “La profondeur dans la surface” di Guillevic). Dove si proiettano? Sopra i muri pericolanti di periferia. Qui il pericolo è messo al margine, ma esiste in tutto il suo possibile danno. Così è la vita che, come una ellisse, ci proietta in ciò che è la sua costante: il pericolo. Però c’è il cuore, che anima con il sangue anche la periferia:

Brucianti
fuochi d’ellissi

proiettano
iridescenti profili

su pericolanti muri
di periferia.

In Architetture/Poesie tridimensionali, soffrendo, Brina Maurer- Claudia Manuela Turco lancia il suo appello contro l’audacia di quegli architetti che, inserendo schegge di vetro e acciaio in edifici storici, hanno rotto con la storia. Con versi espressivi incalzanti, rivela la nostra complessità culturale, tanto povera di buone profezie. Se il mondo potrà avere ancora una storia, l’onorifica distinzione apparterrà allo spazio lasciato libero per la Natura, oggi sempre più relegata nei retroscena:

Immarcescibili quinte arboree
ospitano,

in naturali cornici ornamentali,
cemento monolitico,

zoccoli rocciosi
e aurei basamenti.

La matrice solida dei versi ( z, r, c, m, n) rispecchia il dramma cupo della Natura ospite del cemento. Come per dire: se la Natura diventa invisibile, un domani gli uomini avranno un volto irriconoscibile, duro. L’uomo avrà perduto la sua identità.
Nelle spaziature il cuore sembra fermarsi. Le virgole, prima degli spazi, accentuano il bisogno di entrare in se stessi. Sostare è, qui, penare nel silenzio.
La maggior parte della vita
è piena di zoccoli rocciosi. Le possibilità di vivere bene si costruiscono sulle minime cose, percorrono la linea dell’amore, si fondano su vecchi segnali come la generosità di un gesto con il cuore in mano, Solo il dono di una rosa/ riuscì a scalfire// la corazza di un segreto. Soltanto abbandonandosi alla naturalità dell’esistenza raggiungiamo le verità profonde.
Ma la stessa rosa può avere una spina non vista che squarciò una palma di mano. E ancora.... una rosa lanciata dal finestrino/ colpisce //una guancia casuale./Occhi irrorati di sangue violento.
Questi versi sono il sunto di tutto il percorso trivalente di “Architetture”, che portano allo sbarramento, al baratro, alla disarmonia contro l’armonia che nell’infanzia sorreggeva l’aria: in un arcobaleno mi allontano. Il fondo è sangue, nessuna concessione a idealizzazioni di qualunque tipo.
Ma attenzione!
Smarriti da queste verità, per contrario, ne usciamo pieni di energia ricostruttiva. Pieni di voglia di rispetto per la Natura ( la rosa), che se la onoriamo e consideriamo essa non si vendica, rivela i suoi misteri ed è in grado di scalfire la corazza che ci imprigiona.

Un velo nero oscura
gli anni dedicati a un domani inesistente.

Solo il dono di una rosa
riuscì a scalfire

la corazza
di un segreto.

Il colore rosa ha un significato grandissimo. Non solo appartiene all’aura benefica dell’individuo, al suo profumo interiore, ma è la primavera umana. Nei petali c’è l’ingegno della Natura, c’è l’essenza della poesia. C’è l’essenza di Brina Maurer -Claudia Manuela Turco, che ce la dona fra le mani come un augurio meraviglioso per essere ancora felici. Oltre il velo nero del tempo. Nell’affermazione dei valori, la sua poesia sempre punta alla conquista dell’amore e della verità.
Scrittura vasta
, intellettuale, dalla velocità di un respiro. Una poesia che lotta, in un itinere pieno di ustioni che si depositano sulla pelle di chi legge. Una poesia che smuove e rimuove. Ricorda un grande pensiero di Elsa Morante che dice: “È compito dei poeti di rimuovere continuamente il mondo agli occhi degli uomini, d’impedire che l’abitudine li renda distratti e ciechi davanti alle cose, di rispiegare loro le cose con sempre nuove immagini”.
Tutta la poesia della Maurer - Turco va in questa direzione. In lei prevale la forza e la volontà non di condannare, ma la coscienza di affrontare il male sfidandolo.

 

Recensione
Literary 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza