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Frattaglie

Frattaglie, cioè, cose da poco, cose da nulla, pensieri d’occasione, che improvvisamente si accendono di un qualche significato e poi subito si spengono, pensieri barlume, che singhiozzano, smozzicati, provvisori, aleatori; la Treccani ci dice, «frattaglie» sono « le interiora degli animali macellati (soprattutto bovini, ovini e suini, non invece del pollame e dei volatili, per i quali si usa rigaglie): fegato, cuore, milza, polmoni, ecc.». Dunque «frattaglie» di pensieri dis-connessi, connessi e di nuovo dis-connessi; parole «infilzate» come «spade e pugnali», parole malate e malandate, stuprate. Il libretto si presenta come contrassegnato da una triplice «assenza»: assenza sistematica della interpunzione, assenza di progettualità, assenza di senso univoco; inoltre, la scrittrice si diverte a disseminare il testo di quesiti trappola, di seminare delle mine semantiche: perché le cose non significano più quello che noi ci attendevamo, le parole non sono più quello che appaiono, perché le parole hanno dimenticato le parole:

«Capita che trabocchi e straripi a volte la raccolta fuori dal suo letto o almeno che ci provi… Vorrebbe saltellare selvaggia libera di qua e poi di là ed essere sciolta dal banale buon senso e verosimiglianza. Se così si comporta occorre accerchiarla e rinchiuderla stretta in una angusta gabbia dalle pareti rigide con tetto e camino per lasciarla sfogare e smaltire nel cielo tossine emanazioni fumi nocivi alla salute Si difenderà lei anzi attaccherà sicura del suo diritto ad una libertà sempre rivendicata. I suoi tentacoli bisognerà piegare per farli rientrare in un perimetro decente e accettabile Priva del suo potere di contaminazione impedita di nuocere in una più ampia cerchia potrà nel suo recinto anche molto ristretto di libertà godere e sguazzare a suo agio nella palude oscena delle sue nevrosi.

Questa non è censura solo avvertimento per chi avrà la voglia curiosi avventati di varcare la soglia entrate con cautela nell’arena addobbata di stracci sanguinanti corde catene mazze impalpabili virus ogni tanto fermando i vostri cauti passi per chiedervi dubbiosi: è prosa poesia è sogno pandemia?»

Recensione
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