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La Sirena

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Laboratorio Elettronico
di Scrittura Creativa

L’opera della scrittrice e poetessa Antonietta Benagiano ci catapulta nella sua terra, Taras, negli anni del secondo conflitto mondiale; la forma scelta per questo viaggio dei sentimenti e della riflessione è quella del poema breve, raffinato eppure crudo, verace.

Le sirene, come per il mito greco, irrompono nella ‘notte di Taranto’ con i loro suoni forieri di morte; la mano che ci guida è ferma mentre il cuore palpita, viviamo il ‘terrore’ della quotidianità stravolta: «Ninì, la vecchia borsetta t’affido a te bimba nessuno la toglie».

L’autrice e il lettore, come in sublimazione con l’opera stessa, divengono figli, genitori, nonni; la narrazione si fa esperienza comune, oggettivazione di emozioni rese immagini universali.

Finalmente sorge il sole sulla città dei due mari, un sole di dicembre, pregno di una volontà di ‘normalità’, seppur velata dalla tristezza di quanto consapevolmente ormai è smarrito: si percepisce la ricerca di una vittoria vana, l’appartenenza ad una terra desolata ma, al contrario delle prime opere di T. S. Eliot, la speranza è viva grazie all’incontro con la fede.

«Mussolini si dimette»; il tacco dell’italico stivale è stretto ‘tra fronti opposti’ e le bombe continuano a cadere. La Benagiano dimostra la maestria dello storico sensibile e del linguista attento, ci accompagna attraverso le coordinate della memoria, dai bombardamenti sulla bella Taranto fino all’eccidio di Bari, senza incombere nel rischio di smarrirci.

Il rumore delle bombe, il suono delle sirene, le filastrocche dei bimbi sono ancore emozionali: le lettere diventano suoni, i suoni diventano immagini, non meri simboli ma identità oggettive del sentire universale, non personale.

L’opera è per stile, tecnica e levatura morale una lettura da consigliare, soprattutto da rileggere più volte, assaporando ogni immagine e scelta linguistica. Il viaggio non si interrompe con la conclusione del poema, prosegue in una sospensione dal retrogusto agrodolce: «e scivola in fondo all’anima l’infanzia…»; non esistono sopravvissuti in guerra, la sua fame mai sazia, sottrae sempre in una equazione senza vincitori.

Recensione
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