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D'aria e d'acqua le parole

Firenze, 3 ottobre 2009
presentazione del libro di
Roberta Degl'Innocenti

Bene, eccoci felicemente giunti all’ottavo libro di Roberta Degl’Innocenti, ultimo nato da una maternità che sarà sicuramente ancora molto lunga e prolifica.

Libro, come afferma Paolo Ruffilli, di una maturità felice e sottolineo io che il termine “maturità” non ha niente a che vedere con le ferree regole del tempo, con l’età anagrafica intendo, che ella tende ad ignorare come scrive nella breve introduzione della prima sezione del libro “Sogno Incantesimo“, ma tuttalpiù è attinente ad una visione meno palpitante e ribelle della vita.

Io amo definirla una fata fanciulla per il perenne stupore infantile della sua poesia coniugato alla magia e al sogno che sa dare alla parola.

Poesia, profondità del proprio io narrante che traspare anche dall’aspetto fisico, cosa rara, e ciò mi porta a rappresentarla come un unicum fatato direi di carnalità e poetica spiritualità.

Poetessa, scrittrice, critico letterario, animatrice culturale, amabilissima creatura, molto conosciuta e apprezzata negli ambienti letterari non solo per la sua straordinaria produzione ma anche per l’estrema sensibilità, umanità e saggezza di cui dispone; in questa occasione ella si libra e galleggia nello spazio, adornandosi di leggerezze e sbalordimenti nell’aria e nell’acqua dei suoi versi.

Adesso dovrei sfogliare un lungo elenco dei premi e riconoscimenti che hanno avuto le sue opere, ma non lo faccio, per questioni di tempo, limitandomi a segnalare alcuni eventi di quest’anno come, ad esempio, la presentazione dei suoi lavori a Palazzo Ducale a Genova nella Stanza della Poesia, la serata a lei dedicata nella città di Como presso l’associazione Acarya, le trasmissioni radiofoniche a cui ha partecipato con la presentazione dei suoi libri, ben tre premi vinti solo nel mese scorso di cui due con questo suo nuovo volume, oltre alla preparazione di mostre di pittura. Ricordo anche che Roberta è Vice Presidente del Centro d’Arte Modigliani ed anche membro di giuria di premi letterari.

Beh! Dunque vedete la popolarità e la bravura di questa autrice, ben nota oltre gli ambiti ristretti della nostra città.

Questo suo ultimo libro di liriche segue, rafforza e completa le tematiche uniche e sorprendenti della sua poetica, anticipate sin dalle sue prime opere e poi massimamente espresse, a mio giudizio, a partire da Un vestito di niente del 2005.

Prima di entrare nell’esame del volume vorrei spendere due parole sulla poesia in generale di Roberta.

Ciò che mi colpisce di questa autrice è il suo linguaggio innovativo che nasce da un substrato onirico e si manifesta con inattese fusioni umorali, cromatiche, sinfoniche che coinvolgono l’intero creato ponendo l’umanità al centro di un prodigio.

Innovazione perché? Comunemente l’incontro con il magico momento creativo per un autore avviene attraverso processi di riappropriazione mnemonica di luoghi, ricordi, avviene per riflessioni, considerazioni cio, come dire, per linee esterne. Il pathos poetico si volge verso un vissuto o comunque un visibile reale o sognato esterno a se stesso per poi attuare trasposizioni, trasfigurazioni, rielaborazioni personalizzate emotivamente e umanamente.

Questo non avviene di norma nella poesia di Roberta; notiamo un procedere che vede la sua voce, i suoi sensi sprigionarsi dal di dentro della creazione in una perfetta simbiosi tra natura e umanità, un manifestarsi poi avvolto dall’alone della magia.

L’autrice ha una rara, forse unica capacità di fondersi, corpo e anima con l’elemento naturale; le sue parole, il suo cuore sono quelli del mare, delle nuvole, dei fiori, degli uccelli, delle nàiadi, delle streghe e si potrebbe procedere all’infinito, verso qualsiasi cosa che abbia un riscontro reale od onirico; persino e perché no farsi storia di una panchina, incantamento di tetti, sorriso di una gonna di papaveri.

La capacità di raccontarsi e stupirsi dell’universo è dunque la forza trainante, suggestiva, della sua poetica, ancora più resa affascinante da un’originale rappresentazione magica e misterica dell’esistenza.

Definirei la sua una poesia surrealista in quanto entra profondamente nell’inconscio, nel sogno, con stupefazione e candore con una versificazione spontanea, automatica, in uno stato continuo di illuminazione improvvisa (come accade nella meraviglia dei bambini).

Una manifestazione che trova riscontro nella rappresentazione fantastica del gesto, del segno della pittura surrealista.

Roberta come ad esempio Mirò, stabilisce rapporti semplici, avventurosi, sensazionali con il sole, le stelle, il mare, i fiori ecc… e come Alice entra nel mondo delle meraviglie, abbandonandosi, in totale libertà e immaginazione, a raccontare il favoloso interagire tra l’uomo e la natura.

Questo svelarsi avviene con sgorgante, sorprendente coralità di voci ed elementi naturali, cromaticità e fragranze improvvise e spontanee legate ad umori e sensazioni del luogo,del momento,dell’attimo creativo. Parole di un mondo apparentemente irrazionale e fantastico liberate e proiettate in miriadi di direzioni, dalle quali trarre sensazioni magiche e liberatorie. Una totale, vertiginosa libertà di rappresentazioni, pari alla geniale, bizzarra espressione della pittura di Mirò, soprattutto di quel Mirò del mondo rurale semplice e poetico.

In ambedue si scorge un costante e sotterraneo riferimento alla sacralità dell’essere che deriva da profonda umanità e saggezza, la saggezza del terzo occhio, quello dei maestri, l’occhio singolo dell’anima, della compassione che abbraccia tutte le creature viventi nella loro bellezza.

D’aria e d’acqua le parole è, dunque, un ulteriore omaggio all’esistere, che si aggiunge alle altre sue opere. Omaggio in quanto liberazione da una pesante corporeità e temporalità, in definitiva affrancamento dal tempo e dalla morte, superamento dei confini tra passato, presente e futuro, scoperte di nuove dimensioni.

In questa autrice i titoli dei libri rappresentano subito un “mantra” che è proiezione aerea, fluida, dinamica, dell’esistenza liberata dalla forza di gravità. E allora nel tempo abbiamo letto Colore di donna, Un vestito di niente, D’aria e d’acqua le parole, cioè immediate ricerche e riconoscimenti di cromatismi, nudità, trasparenze, leggerezze, unite da un status di perenne stupore.

E’ la volta, questa, di galleggiare nel tempo e nello spazio, librarsi tra incantesimi, misteri, ritualità, frantumare, liquefare la solidità non solo sua, ma di tutto il cosmo.

Libro dedicato alla madre, personaggio direi centrale nella sua poetica, ricordo che anche il suo Un vestito di niente fu profondamente influenzato dalle vicende materne.

Rispetto al precedente volume di liriche un passo di maturata consapevolezza nel dinamico coinvolgimento universale, una raggiunta totale spoliazione di sé all’interno della natura, sempre con la costante capacità di sapersi narrare per opposte rappresentazioni (ad esempio candore di bambina, strega ammaliante, ragazza sognante, fata maliziosa, donna ribelle e sensuale, figlia e madre profondamente innamorate della vita).

Nel tempo l’evoluzione ritmica della sua parola è passata da una lirica palpitante a una rabbiosa e per finire a una matura, mantenendo vivo un incantesimo panico, uno sbalordimento attorno alle gestualità, alle ritualità, alle manifestazioni naturali contornandole di magia e mistero.

Dunque parole fluenti come l’aria e l’acqua, elementi per eccellenza liberati, inafferrabili, che suscitano vibrazioni sensoriali primitive ed essenziali e che sono pure indispensabili, concreti per la vita.

Elementi, come dire depuratori del senso del dolore e della morte.

L’aspirazione ad allontanare gli spettri dolorosi dell’esistenza è pietra miliare, che regge la sua poetica accuratamente celata, sottesa in poesia in un procedere di incantate parole, meno sotterranea nella Roberta eccellente narratrice, ricordate le sue Donne in Fuga, L’azalea, le sue fiabe, splendide fiabe del libro La Luna e gli spazzacamini da cui, peraltro, si sappia, ha tratto anche coinvolgenti versioni teatrali con giovani scolari protagonisti.

Ma ritorniamo a questo libro e al suo linguaggio poetico che procede per sensazioni epidermiche, visioni sognanti. Poesie dal verso incalzante, breve, sequenze pregnanti di immagini, palpitazioni, riflessioni e ancora seduzioni con metafore, ossimori, fusione degli opposti; un delirio estatico regolato sempre da una sapiente regia, in cui l’autrice coinvolge se stessa in prima persona, divenendo polo di attrazione e donazione a un mondo incantato, parte integrante dei flussi naturali, della magia del vivere dove tutto è sorretto da una dominante sensoriale suprema e raffinata.

In questo contesto, ma anche nei suoi precedenti testi, costante è il richiamo all’eros, un eros primitivo, liberatorio, provocatorio, dove i seni, le labbra, le mani, gli occhi sono contenitori di mondi seducenti, possibilità per fusioni sbalorditive.

D’aria e d’acqua le parole si compone di cinque sezioni, con varianti umorali di musicalità e colori, di cui una composta da una sola poesia (omaggio a Firenze) ed inoltre di due poesie di apertura e chiusura del volume.

Dopo la bellissima lirica dedicata alla madre il volume inizia con la sezione “Sogno Incantesimo“ espressione di una visione estasiata della natura; il ritmo si fa morbidamente sensuale, riflessivo e stupito nell’intreccio tra magia, mistero, favola ed eros alla ricerca di spazi ed entità comunque di evasione che siano essi le nàiadi o il bosco, oppure margherite, fronde, e ancora elfi, streghe, o sentieri di lavanda.

Recita l’autrice in “Ragazza Luna” | Le nàiadi hanno occhi grandi, | occhi di cipria, trecce galeotte. | Quando l’ora si veste di lavanda | prendono il volo come i temporali | e ancora in “Seduzione Verde” | Le foglie parlano, lo sai? | Hanno viaggi lunghi sulle spalle | e labbra avventuriere.

Altro piglio poetico, altre cadenze nella sezione “Graffiacielo” che ci riportano alla mente l’autrice di Un vestito di niente; poesie come “Musica Bolera”, “ Graffiacielo”, ”La gonna dei papaveri”, ”Mantello gitano”, “ Femmina ribelle” sono le tappe di un itinerante sogno di libertà, ribellione, profondità dalle quali si liberano appelli di sonorità, cromatismi, desideri di inserirsi e fondersi in un gioco di sensualità non privo però di stupori e candori . | Ero un vortice, un lampo, | un cielo capovolto. Code di rospo | e gechi pellegrini, anelli stretti | sulle mani nude. Al riverbero rosso | della fiamma mangiavo ortiche buone | gentili al tatto e ancora | Voglio un giacchetto corto, | ruffiano sopra i seni, una musica | forte, un po’ canaglia. Sono le forti espressioni di “Femmina ribelle “ e “Musica Bolera”.

Subito dopo un omaggio alla sua Firenze vista in luce mattutina. Minuetto è una lirica in cui magistralmente si fondono colori, odori, rumori e silenzi di un risveglio mattutino, come scrive l’autrice “in quiete cilestrina”, e ”Su guizzi d’una danza minuetto | sbadigliano gli odori”.

“Viaggi indiscreti” è la quarta sezione del libro. Secondo l’arte magica di Roberta sono i luoghi a raccontarsi, luoghi di viaggi, incontri, innescando visioni prodigiose: “Abbadia San Salvatore”, “Vallombrosa”, “Lugano”, “Il parco di Gardaland” per arrivare a “Mirabella di Rimini”.

Poesie che ci ricordano altre come “Fiaccole accese”, “Concerto“, ”Scialli pervinca”, “Sentinella d’ombra” dal libro Un vestito di niente.

Angolature, profili, distese avvolti in un incantesimo di colori, luci, amori e magia, atmosfere di languido rapimento. Recita così ’ in “Abbraccio di giallo”: Capriccio azzurro, scampolo breve | nei vicoli sogno, nido di pertugi. | Un profilo di donna seduce la persiana. | Il pifferaio ci pensa ogni mattina, | soffia tre volte sul suo scudo d’aria” | e ancora nella poesia “La panchina rossa” | Sulla panchina rossa il canto si fa neve | la sera si stupisce, sanguina tregua breve.

E per finire la quinta sezione, ”Rosaviola”, dominanza di sfumature, come già annuncia l’autrice nel breve incipit alla stessa, dove l’assenza di tinte forti si fa malinconia e stupore, voglia di rinchiudersi in un mondo di leggerezza e tenerezza, come in un cantuccio viola.

Colore rosa viola, ametista, sfumature dal rosso intenso al nero presentano una situazione di attrazione languida e pensante. Qua vorrei aprire una piccola parentesi ricordando la Roberta di Colore di donna nella quale il colore nero (colore primario, assoluto) assume valenze contrastanti di rigenerazioni e grembo di ansie e inquietudini, mentre il rosso, anch’esso colore primario e assoluto sta per passione, pulsare incontenibile del cuore e dei sensi, slancio esistenziale).

Ecco, dunque, che “Rosaviola” diventa angolo di ammaliante tristezza, cantuccio di meraviglie, un porsi nei silenzi, nelle riflessioni, nei sogni, incantato colloquio e contatto con nuvole, stelle, fiori, notte di gufi, civette e conchiglie: Scrive in “Cantuccio viola“ | Ho messo in tasca l’alba e me ne sono andata | La guardavo da sola, felice del mio furto. | Un cantuccio, una scheggia, sospiro di viola”.

Chiude il volume la poesia “Firmamento di luci” dedicato alla casa dell’infanzia, dove fermo è Il tempo, avvolto in alone di magia (Deja-vu Casa Incantata. Languido torpore).

In conclusione affermo che la poesia di Roberta è poesia del sogno, inteso come illuminante intuizione della vita con il suo corpo primo attore, proteso e fuso nei mille tentacoli del mondo naturale; un sogno sempre luminosissimo, musicalmente coinvolgente, scommessa e appello ad un futuro di speranza.

Scrive Jung, a proposito dei sogni, qualcosa che poi risulta essere un po’ il manifesto della poetica di questa autrice. Essi sono il collegamento con l’altra energia, quella che sta sopra, sotto, al di fuori di noi. Comunicare attraverso i sogni è come irradiare immagini, visioni sacre, frasi divinatorie.

Ancora una volta questa autrice si rivela poetessa toccata e stregata dalla vicinanza delle cose, dal mistero e dalla magia dell’esistere, con una perenne meraviglia spesso a cavallo tra candore francescano e sensuali stregonerie.

Libro da leggere e gustare come intitola lei una poesia con ”Occhi sgranati candidi” e cioè con la nostra pesante maturità fattasi magicamente aerea e liquida gravitazione in un’orbita di fantasmagoriche e seducenti immagini; ella ci incanta per le sue capacità, ma forse è così brava perché possiede anche una penna fattucchiera, essenza di sambuco, argento di cedrina, una bacchetta magica di strega buona o formule di folletti tutte sue per sedurci come fece nel suo libro La luna e gli spazzacamini ricordate? “Cuci, taglia, taglia, cuci, incolla, spruzza, pennella, sputacchia”.

Mah ! Sarà anche per questo? A voi la soluzione.

Grazie.

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