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La prima raccolta della poetessa ferrarese Silvana Quaggia un percorso interiore e simbolico che gi si rivela al lettore nel titolo e nell’immagine di copertina di questa silloge, dove la luce sfuma sopra le montagne in una foto che assomiglia ad un quadro impressionista.

Come scrive, infatti, il critico Ines Cavicchiocoli, nella quarta di copertina: “I versi di Silvana Quaggia attingono alla fonte di una Luce spirituale antica, che stata tutto e nel Tutto si perde, riconoscendosi e divenendo Alchimia del nostro viaggio su questa terra, a volte duro e doloroso, mai inutile e vuoto. Di crescita comunque.”

Per questo una delle ultime poesie (o meglio un breve poemetto) che si colloca verso la fine della silloge e che si intitola “Ancora un giorno” esprime bene il risultato di questo percorso di crescita dell’autrice che si sente in comunione ideale con gli altri artisti contemporanei e in generale con chi nel corso dei secoli ha coltivato poesia, pittura e musica.

Scrive, infatti, l’autrice in questa lirica: “In questo giorno | si intrecciano le mie dita | con le mani degli artisti, | che varcano la soglia della Porta Segreta. | Pittori, specchi della Luce, che nei colori svela una chiave della Vita. | Scrittori, poeti del Tempo, | profeti di Terre ed Ere. | Musicisti messaggeri di alfabeti arcani. | In questo giorno | si intrecciano le mie dita | con le mani dei padri e delle madri | (…) E all’alba, ancora un giorno mi attende, ancora mani mi insegneranno | il respiro dell’Amore.”

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