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Il poeta triestino Giovanni Tavčar, autore di numerose raccolte di poesia, dedicate a temi impegnativi come il senso dell’esistenza e la fede religiosa, ha recentemente pubblicato una nuova silloge, intitolata “Ed è subito sussulto”, che è introdotta da una breve, ma significativa citazione che recita: “ Fermo, | ai margini della vita, | per poter | vedere chiaro | e lontano.”

Nell’introduzione al volume il critico letterario ed editore Eugenio Rebecchi, estimatore della poesia di Tavčar, nota che nella produzione di questo autore si è verificato uno scivolamento verso toni più maturi e consapevoli, ma anche più amari, perché, come scrive Rebecchi: “Tavčar guarda, con lucidità impressionante, al trascorrere dei giorni; vede obiettivamente i limiti dell’uomo; non cede alla facile tentazione dell’illusione e non perde di vista la concretezza di quanto accade nella realtà quotidiana. (…) Ecco allora che la poesia diviene strumento per scavare all’interno di se stessi, non solo in chiave intimista; si fa mezzo di ricerca per un’espressione di largo respiro ancorata ai temi dell’indagine introspettiva e della concettualità.”

In un volume, intenso e corposo come questo, non è semplice scegliere una poesia o uno stralcio di alcuni versi che racchiudano l’intera silloge… tuttavia la lirica, intitolata “La giostra della vita”, anche se è amara e disillusa più di altri testi del libro, mi è sembrata, comunque, indicativa del tono generale di quest’ultima pubblicazione di Tavčar.

Scrive, infatti, in questa lirica l’autore: “Da tempo si è fermata | la giostra | delle festose primavere. | Ma nelle spire del ricordo | essa gira | vivace e chiassosa | ancora | e mi solleva al di sopra | dei tormenti | che avvolgono | la consunta sfera di questa | scolorita | e arrancante vita.”

Recensione
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