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La sponda celeste è un corposo volume di poesia che raccoglie gli ultimi cinque anni di produzione poetica della scrittrice marchigiana Flavia Buldrini.

La raccolta è divisa in diverse sezioni, introdotte da citazioni di autori cari alla poetessa, da Elsa Morante ad Antonia Pozzi, da Leopardi a Rimbaud, da Luzi ad Ungaretti, il lettore si trova davanti ad un percorso che è insieme interiore ed esteriore, celeste e terrestre.

Lo spirito religioso che pervade le liriche dell’autrice non le impedisce, infatti, di scendere in alcuni testi nel concreto della vita, con le sue gioie e le sue delusioni, tanto che una serie di testi, posti all’incirca al centro della raccolta, sono dedicati a persone che ormai non ci sono più e a cui l’autrice ha voluto bene, ma anche a persone che fanno parte attualmente della sua vita, come i suoi due amati nipotini.

Il linguaggio, usato dalla Buldrini, è elegante, ricercato, “letterario” e riflette sicuramente letture e percorso di studi di questa autrice, ma questa letterarietà non è mai forzata, perché è, come se fosse stata interiorizzata dall’autrice, e, quindi, anche l’uso di termini quasi desueti, come “raminghi, “malioso”, “riecheggia”, “chiostra”, etc. si inserisce in modo coerente ed armonioso nel disegno complessivo del libro.

Recensione
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