Servizi
Contatti

Eventi


La poesia dello scrittore triestino Giovanni Tavčar è, come dimostrano anche le sue precedenti raccolte, una poesia intensa ed impegnata, basata su temi etici e morali e su un costante interrogarsi sul senso della vita. Anche in questa nuova raccolta Tavčar conferma questo suo personale orientamento, in cui l’elemento autobiografico è sì presente, ma non a livello di semplice trasposizione in versi di sentimenti ed esperienze, quanto piuttosto come spunto di partenza per riflessioni e percorsi di maturazione esistenziale.

Nella poesia iniziale della raccolta il poeta triestino, infatti, scrive: “Giorno dopo giorno io mi guadagno | con tribolata fatica, | il diritto alla vita e all’autocoscienza.” Ed aggiunge in una lirica, intitola “Montanti resurrezioni” che dà il titolo all’intera silloge: “In questo mio quotidiano | montare e smontare | i complicati ingranaggi della vita | – eterno implacabile fanciullo – | tocco con mano cosciente | i significati occulti dei segni | che riesco gradatamente a decifrare | lungo il sudato itinerario | dei sentimenti evanescenti.”

Il poeta è interessato relativamente ai “riti codificati del mondo”, che guarda con un certo distacco, perché il suo scopo è un altro, più complesso e profondo, ed, infatti, Tavcar scrive esplicitamente che il suo è un “Esilio che non è fuga, | ma scelta | cosciente e ponderata.”

I termini che ritornano spesso nelle poesie di Tavcar sono: percorso, cammino, ricerca… in particolare il poeta si sente un uomo in cammino ed, infatti, annota in una lirica, intitolata “Parentesi impagabili”, che rappresenta una descrizione della sua esistenza attuale: “Io cammino per le strade della vita | scandendo il tempo | della gioia e della sofferenza (…) Malgrado le mie | sempre più frequenti stanchezze, | trovo ancora, qua e là, la forza | per librarmi in volo | sopra mari in tempesta, | ascoltando la salmodia dei venti | e il sonoro | fruscio dell’anima.”

Nella presentazione di Montanti resurrezioni il critico letterario Luigi Ruggeri definisce così i testi di questa silloge: “Liriche della schiettezza queste di Tavcar che si esprimono con versi non sempre limpidi, ma spiritualmente intensi e votati al bisogno di essenzialità e umiltà, caratteristiche primarie di una poesia dedicata alla gioia dei più umili e proclamata per non “perdere la speranza (David Maria Turoldo).”

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza