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La silloge Ragnatele di bellezza di Maria Giovanna Perroni Lorenzini è un canto sulla bellezza della natura, declinato attraverso le quattro stagioni dell’anno. La breve raccolta, composta da ventisette testi soltanto, si apre, infatti, con una lirica, intitolata “A primavera” e si chiude con una lirica, intitolata “Il mistero della neve”.

L’autrice si propone quindi di ricreare nei propri versi l’incanto suscitato in lei dalla visione della natura nel suo trasformarsi attraverso il tempo. Questo proponimento dell’autrice è esplicitato bene dai seguenti versi, tratti da una poesia, intitolata “Un dolce addio”, dove l’autrice scrive: “ Campi arati di fresco e verdi prati, | nell’estate dei santi, e tigli d’oro | e non cessa la danza delle foglie, che cadono, cullate, al lieve vento: | dolce è l’addio in quell’ultimo bagliore | che ognuna manda fuori, un caldo fuoco, acceso al bacio vivido del sole.”

Anche se non si avvale di schemi metrici tradizionali, la Perroni Lorenzini riesce ugualmente, attraverso scelte lessicali eleganti e curate, a donare una buona musicalità ai propri versi, che scorrono leggeri nella lettura, rallentati soltanto in pochi casi dalla descrizione troppo accurata di tutti gli elementi naturali che costituiscono il paesaggio, ammirato e cantato dalla poetessa, come nella lirica “Il rinnovarsi del mistero”, che recita: “Già pregna, questa terra di novembre, | o amante ancora in cerca dell’abbraccio, | s’adagia in bei tappeti di velluto; | ad un colpo di vanga si rinnova | da secca e dura in morbida ed umorosa; gettati gli anni, i secoli e le ere, | apre il suo seno, pronta a ripigliare.”

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