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Il libro di Antonietta Benagiano, articolato e complesso, ci porta a rivisitare la psiche umana nel poderoso sforzo di riuscire a raccapezzarci nei meandri di quello che i psichiatri definiscono "L'area di Broca".

Anormalità normale è racchiuso dentro un ossimoro e l'autrice nella sua complessa cultura fa alcune considerazioni pertinenti e centrate ma mai apodittiche, perché sa quanto di anormalità può essere normale e viceversa. Il filo conduttore è l'Urbe, più paradossale di così la Benagiano non aveva dove parare, la città amfibologia e cruda per antonomasia la riporta, con una prosa fantastica quanto pertinente, nei meandri di un mondo sparpagliato, non in linea con lo status quo . Da questa eterogeneità l'opera assume valore antropologico, interdisciplinare. La Benagiano da diversi e ambivalenti "spaccati" raggiunge il suo scopo, naturalmente trascinata da una passione intima di scoprire "L'amico dal nemico", "la notorietà", "L'incontro", tutte fasi cinetiche del vivere ai margini di una super-follia collettiva.

La specificità di questo libro è di aver ridimensionato personaggi di "storia senza traccia", come dice l'autrice, in una sorta di caravan serraglio dove gli opposti s'incontrano e l'anormalità diventa normale nel segno di una responsabilità in itinere dell' homo faber del 21° Secolo.

Recensione
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