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Bersaglio raggiunto da Merlina Bortolani nei fiati dei giganti

La Libraria Padovana Editrice e la Chelsea Editions di New York, hanno fatto cosa egregia editare una collana "Donne in poesia", diretta da Elisa Davoglio. Questa preziosa plaquette-poema di Ljuba Merlina Bortolani così concepita nella sua naturalezza riesce bene a tenere in tensione i fili di una squisita canterina tutta al diapason, mostrabile nella efficacia ficcante e negli spunti di un puzzle amoroso destrorso che salta a piè di pagina gli svolazzi del manierismo dei Dulcamara che hanno soffiato nelle cetre di qualche spacciata rediviva Saffo.

La Bortolani è un'instancabile, pulsatile verseggiatrice con proprietà lessicali inarrivabili, inassimilabili, frutto che quella"propensione al morso" imprime i suoi fendenti a destra e a manca con abilità e astuzia.

Una poesia mai sacrificata a raggiungere mete, piuttosto a sovvertire l'assetto, lo statu quo, a spazzare le fole ereditate dalla poesia inclinata in una sorta di genuflessa obbedienza a canoni novecenteschi.

Merlina Bortolani si è fatta le ossa da sé con due precedenti sillogi Disincontro (1999); e The Siege (2002) che ci sembra uno snodo interessante nelle debite misure e che per noi rappresenta un traguardo importante, una forte impronta su un terrazzamento di imponente, regale fioritura. "...Tua quella gloria | (che sempre tenterò di raccontare), | tue le mie sorti fino all'arrembaggio, | ricordo primo finoall'indulgenza | dei tempi e delle anime compiute..."

Una poeta dell'ultima generazione (1980) che trasporta nel suo fiume delle bellissime pepite tutte da esplorare.

Recensione
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