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Maria Grazia Lenisa
Udine 1935 - Terni 2009

nr. 48

Lettere inedite ad Antonio Coppola
con una presentazione di Marzia Alunni

Marzia Alunni e Maria Grazia Lenisa.

Lettera non datata

Carissimo Antonio,

vedo con piacere che la critica incontra invidia e sorpresa e che c’è chi mi considera autrice di successo, giudicando espedienti o scoop le citazioni di Barberi al quale ho dedicato tre o quattro libri critici (più seria di così!), di Luzi, nel mentre che il mio interesse a Rimbaud verterebbe sull’omosessualità.

Incredibile e semplicistico: la verità è che per gli altri ho successo e m’invidiano…Ma il rilievo che facevo sulla tua onestà intellettuale, è stato scambiato per stupore che tu non ti sia avvalso di personaggi celebri. Qui invece era rimarcata la tua serietà ed io stessa mai sono venuta a compromessi. Vedo che è chiamato in causa Bo come “veicolante”: figuriamoci.

Presto, anzi il presto è già arrivato ne Il pianeta d’amore, convoco il Padre eterno. Non mi bastano più Barberi, Luzi, Mascioni…vado molto più in alto e all’eternità della poesia voglio aggiungere la Salvezza dell’anima e scrivere anche dall’oltre....Figurati! Con le mie idee… Cosa resterà dei nostri nomi col sovrapporsi dei millenni? La poesia è gioia a scriverla è preghiera.

A me piace davvero la poesia autentica e lo dimostro sia scrivendo di Luzi sia di Coppola, con la stessa serietà, anzi…Quanto all’Eros… Io ho perso “l’oggetto” e non scrivo le solite poesie d’amore, tant’è vero che confluisco nel sacro.

Con affetto M. G. Lenisa

° ° °

24.06.2002

Carissimo Antonio,

con molta gioia ho ricevuto i tuoi angeli, nati dalle “meravigliose nuvole” di Rimbaud a te caro e ti ringrazio per il sollievo o balsamo. Sono versi quasi sospesi, angeli essi stessi: è una poesia delicata e insieme indelebile nei Suoi segni. Per ora conservo la metaforica presenza di tante ali in una realtà afosa che mi “schianta”. A Casteldilago – luogo ventilato a venti minuti da Terni, stiamo ristrutturando una torre medievale, dopo cinque anni che andavamo a dormire. Così abbiamo sul luogo preso un appartamento per luglio onde seguire i lavori e dormire la notte. Ti scrivo che sono le tre del mattino, non tira un alito di vento.

E’ passata la macchina che bagna le strade. Per la salute le analisi di ‘routine’ hanno dato buon esito… ma con questo clima sia io che mio marito siamo spossati e spesso sul letto do giorno ma senza dormire. Diamoci coraggio. Grazie di CUSTODIRMI.

Con affetto M.G. Lenisa

° ° °

Lettera non datata

Carissimo Antonio,

poiché sono il tuo Angelo, rispondo subito e ti rivelo una cura meravigliosa: la luce, anche questa luce invernale quand’è limpida e si vedono le cose lontane…

Dissipa il buio dentro e rinnova la speranza; la creatività fonde stimoli esterni ed interni più all’eruzione dell’opera d’arte.

I tuoi pensieri sono i miei stessi, ma ho comunque deciso di rinascere e di considerare la precarietà del dono della vita, senza sciuparla quando non duole niente.

Con affetto M. G. Lenisa

° ° °

Natale 2002

Caro Antonio,

ho letto la tua umanissima lettera e ne sono stata ‘toccata’, per quanto circa le vicende letterarie in me sia pace. Ho cresciuto la mia anima e quanto ho fatto è un ‘file’ del ‘Supercomputer’ che è Dio. Non ho aneliti al grande editore, perché non mi sentirei di presentare i libri dovunque, di “recitare” la parte del personaggio. Ai premi fui estranea, mi colpì Luzi che mi candidò con giuria chiusa al “Circe Sabaudia” per “L’agguato immortale” e non eravamo in contatto.…al David …uscita fuori a parlare in pubblico, ho ‘denunciato’ le difficoltà della nuda Poesia.

Mi ha colpito Barberi, perché ha giudicato i miei libri come se fossi postuma, non sapevo d’essere in UTET. Luzi mi disse per il premio: “è un atto di giustizia”. Barberi fece il suo “dovere di critico” coltissimo e capace di libertà. Non si può chiedere di più, a meno che non si vive da poeti nell’immanenza di successi non stabili.

La gloria era altro e Pound lo affermò: “Questa non è vanità”.

Intanto sei solo a registrare sul nastro dell’assoluto. E’ una fortuna essere poeti in vista della costruzione di un’ anima che potrebbe essere anche deforme, come quella dell’ uomo che ieri bestemmiava per la strada. So che la nostra è un’età difficile perché non ci sono stimoli, illusioni, emozioni forti e sappiamo la verità dell’amore, quando non è carità. Da tanto tempo, forse da sempre o quasi, “giudico la poesia amore”.

A parte, quando ero ragazzina, senza padre,…perché ero figlia di madre minorenne … per me non c’è stato mai abbandono che nella poesia.

Così dapprima l’illusione era viva e traumatica, poi la inventai l’illusione d’amore e sembrò vera perfino a me, finché rimase solo la potenza del crearla e sapere di esserne artefice…Ma le prove, aprendomi al senso della carità, mi hanno prima colmata e poi svuotata. Se non interviene un raggio, mi lascio ‘morire’, anche perché non so pregare che in versi … e mancano.

Però non ho cellule tumorali; la cosa va bene… ma mi manca ‘la pedata nel sedere’ per volare alto.

E’ l’inerzia, l’apatia…Ti ringrazio se mi mandi la recensione sul “Corriere di Roma” per ricordo. La vanità fa acqua e non desidero, in questa civiltà dei consumi, che l’elleboro o l’eliotropia.

Sparita è la nostra Sicilia o Calabria di Aromi (l’Eden) e spero che tu la inventi e mi faccia vivere nei tuoi versi, ora che, diventata bellissima, non ho ‘amori’ .

Con affetto Lenisa

° ° °

Primavera del 2003

Mio Antonio
navarca, Signore della poesia,
ecco il biglietto per le mille
e una notte, il sorriso
che è risposta al dolore.
Ti voglio bene!

Lenisa


Radiosità e ombreggiature di una scrittrice diversa

Marzia Alunni

La gestione, per la durata di cinquanta anni, dell’attività letteraria implica l’accumulo di esperienze affascinanti, o dolorose rinunce, tesori di amicizia e pause di riflessione, dettate anche da incomprensioni ed equivoci.

La ‘vulcanica’ Maria Grazia Lenisa, spesso, nella sua corrispondenza privata, ha affrontato temi di ampio respiro, legati al destino della poesia, non solo della sua produzione ma anche di quella relativa ai “suoi” autori, difesi e approfonditi con sincero zelo. La letteratura è però umana, non perfetta dunque, si sa, ma sempre splendida nei suoi esiti più felici. Provocatoria, Lenisa, lo spiega bene e difende, senza peli sulla lingua, il suo duro lavoro di prefatore e di saggista, per il tempo, la passione e l’assiduità, che comporta approcciare la poesia, la propria e quella degli altri. Si tratta di condizioni non improvvisate, né attribuibili ad interessi di parte, per la difficoltà di gestire un lavoro tanto continuativo e coerente nel suddetto campo. La scelte sono perciò giocoforza autentiche, a causa di quella dignità assoluta che la ragazza di Arthur chiamava appunto la gloria, contrapponendola al successo.

Le invidie, in generale, non sono una scoperta recente, esistono da sempre, direi che c’è pure un lato costruttivo: la consapevolezza che esse sono costituite da voci di corridoio, senza spesso un responsabile ben preciso, ma molti “sentito dire”. Chi sono i critici “poco professionali e chiacchieroni” cui allude Maria Grazia? Ma molti! Nell’arte della maldicenza qualche indelicatezza può sfuggire. L’erotismo, nella fattispecie, è in grado di sedurre e assecondare tale “rispettabile virtù”, è un essere intrigati dai temi dell’eros, ambiguità comprese, che ricadono poi sulla figura umana dell’affascinante autrice. “Purché se ne parli…” diceva un nostro famoso politico! Allora, ci si chiederà, da cosa deriva il tono di sfida che la poetessa friulana usa senza mezzi termini? La risposta è legata a valori differenti, non siamo più nella semplice logica del successo-scandalo, ma compresi in un discorso che continua dopo la vita, nell’Oltre, s’impone per il merito intrinseco e non per il teatrino della…letteratura che rischia di allontanare, distrarre, dalla verità-poesia-fede! Lo sdegno e la sfida scaturiscono perciò dall’alto valore poetico e critico, dalla responsabilità di comunicare la bellezza, senza compromessi, perché così è più divertente e gioioso, anche la morte ne resta ammaliata.

Se la notorietà rischia di confondere e fare rumore, allora solo l’amicizia può davvero trasmettere idee, emozioni e valori, perché alimentata dalla riflessione silenziosa e partecipe sul mondo intorno a chi scrive. La confidenza, il linguaggio talora forte e azzardato in un clima di intima purezza d’intenti e di sostanziale genuinità, emerge da queste righe, frammentarie, ma intense, sul destino di un’anima vera, di una poetessa coraggiosa e ribelle persino con la sua stessa ribellione. Dall’eros al sacro, dall’amico Antonio ai critici affetti da ‘sordità’, è tutto una dialettica dilemmatica e appassionata, per cercare una ragione assoluta e non essere indifferenti, mestieranti della letteratura e vittime della condanna del nostro tempo.

Due poesie di Maria Grazia Lenisa

da: Terra violata e pura

Greco-Ladina

a Febo Delfi

La lingua che prima conobbi,
ha suoni dolcissimi, piani
è quasi un sorriso che nasce,
un’erba infantile che calma.
E pure non so che rimpianto
mi prende di terra lontana,
se la tua voce mi parla
la lingua dimenticata.
Mi sento la terra che canta.
Udivi il suo piccolo passo,
il filo prezioso del canto,
odore di meli e nell’acqua
un lieve ondeggiare di spalla?
La lingua che prima conobbi,
tu dici, fu il canto di Saffo…
Io, greca per parte di canto,
friulana per parte di madre.

da: Erotica

a Giorgio Bàrberi Squarotti

Egli ricerca l’oro dentro l’inchiostro.
Possa il Friuli non esserti ingrato,
da Pasolini una volta cantato tu
e nei miei versi venuti dopo.


nr. 49

Disegno di Dino Alunni.

Verso Emmaus con poesia:
dialogo con Maria Grazia Lenisa

L’Epistolario di Maria Grazia Lenisa possiede una sua capacità di agganciare, catturare, l’attenzione, a tal punto che proporre chiarimenti, o suggerire punti di vista interpretativi, appare un’impresa ardua. E’perciò nello spirito di un’esercitazione, un po’ didascalica, di una meditazione di fede, verso Emmaus, o nel nome della Poesia, con l’iniziale maiuscola, che mi accingo a scrivere delle lettere qui presentate.

Il periodo della loro stesura originale è tra i più intensi dal punto di vista creativo, l’estetica, la direzione della collana “Il Capricorno” (Bastogi) e una sorta di bilancio poetico-esistenziale lo ha caratterizzato profondamente, regalando intuizioni di una disarmante intensità e bellezza nella scrittura poetica, come nel contatto amicale ed epistolare. Si tratta di cogliere quella specificità che fa dire alla poetessa:

“…Sono difesa da un uomo che è morto”, con una chiara allusione alla figura del poeta Rimbaud, suo amore negromantico. Ciò avviene, non già per istituire paragoni di bravura, piuttosto per misurarsi con la finitudine in senso costruttivo, privilegiando la creatività, l’impegno veritiero nel sostenere il merito, proprio ed altrui. La scelta di credere nel valore della poesia non può essere abbandonata prima della morte, dunque, né si può accettare quella insignificanza esistenziale che è detta, con le parole della scrittrice stessa, “presenzialismo” da qui la difesa del proprio stato di “autrice da tavolino”.

Emergono contatti culturali con poeti intellettuali assai noti, poeti e critici, lascio alle testuali parole il compito di menzionarli. Altri ancora, come ad esempio, mia sorella Francesca e l’Editore Manuali (per tacere della sottoscritta), si affiancano ad Antonio Coppola, nel percorrere, insieme a Lei, questo itinerario. Esso è a metà strada fra la Fede, che rende scusabile la morte, e l’arte determinata a raggiungere un’eternità mondana di “gloria”, purtroppo sempre postuma. Tra questi due valori, di cui si intuisce il rischioso connubio, sta la dimensione creativa di Maria Grazia Lenisa, essendo l’Eros lo strumento, vissuto con originalità e ironia, per cogliere la dimensione metafisica e socio-culturale controversa del nostro tempo. Un “tempo bastardo di poesia e di grazia”, come aveva detto in altra opera,“L’ilarità di Apollo”, l’autrice, nell’intento di risvegliare, sorprendere, i suoi contemporanei, troppe volte distanti, “politici e burocrati” della poesia.

Marzia Alunni

L’Attesa

Un odore nell’aria di limoni,
è la pioggia violenta
ancora calda di soffi estivi.
Mi ritrovo d’un tratto tutta viva
come la terra,
piena dell’attesa che si matura
nella ricca offerta.
Non so chiudere gli occhi
per uscire fuori di me,
ché tutto mi trattiene
al discorso eloquente del mio sangue.
Il brivido dell’aria mi trascorre
e non è mano umana che mi turbi
se non l’attesa che di sé s’appaga.
Questa pioggia resuscita nei morti
le parole d’amore.

Maria Grazia Lenisa
da “Il cortile di via P. Farini” in Test (1973)

Un trasalire

Passa il tempo incolore
sull’altopiano della breve estate,
poi la fuga della vita sottopelle
sopra un greve fuoco di capelvenere
e il sole a schegge tra le erbe alte.
Il tempo nel chiasso agglutinato
giunge al trasalire di dolore vero.
Oh felicità vegliante
di brevi incontri!
Della vecchia casa ricordo
un’estate d’esistenza romanzata:
fosse lama nella piaga
scolpita sulla pelle dalla sera?

Antonio Coppola
da Emmaus le parole (2000)

° ° °

Terni 20.08.99

Caro Antonio,

la stagione è stata e continua a essere purgatoriale o anche un mitigato inferno. non sono andata da nessuna parte per il nuovo lavoro di Francesca […]

Con lei ho scritto un libro di teoria della poesia, consegnato il 19 c.m. ad Angelo Manuali insieme a “Incendio e Fuga”, libro di versi al quale ho lavorato 4 anni. Continua anche la sezione ‘inedita’ – già edita – di “verso Bisanzio”. Così’ completo quel tempo di poesia e insieme c’è la parte alla quale ha dato il titolo Bàrberi […]

Il mio libro ha un poema presentazione di Bettarini; un pezzo d’Autore L’idioma dell’angelo (critica di risonanza milleriana – Miller-Rimbaud) di Stefano Lanuzza e la prefazione vera e propria di Dante Maffìa. Conterrà all’interno una poesia autografa. Si spera di presentarlo a Roma e a Firenze ed è o sarà la prima volta che accedo a questo tipo di promozione che mai ho chiesto per me (salvo i premi) e mai ho fatto per altri, essendo “un’autrice da tavolino” con presenzialismo zero.

Con la salute non posso lamentarmi, a parte i lamenti di tutti per il caldo e i piccoli fastidi che ben si conosce. Spero che anche il tuo libro proceda bene […] Io sento scontenti tutti per tutti i piccoli editori, allora conta mettere agli atti con decoro. Se poi c’è una possibilità gratuita […] Io con le prenotazioni di cari amici e lettori come te che spero continuate a darmi fiducia … Si dice sempre che è l’ultimo libro, poi si ha il conforto che non sia vero.

Comunque sono stati quattro anni travagliati in cui è caduta la barriera tra la mente e il tutto. Grazie del ricordo, delle poesie così belle, in una parola di percorrere il cammino verso emmaus insieme. Con affetto e gentilezza, auguri di salute a te e a tua moglie.

Mgrazia

° ° °

Carissimo Antonio,

la tua bella lettera mi ha dato davvero molta gioia come me ne da l’attesa del tuo libro all’edipress che leggerò con amore. Può darsi che valuti la pubblicazione… pubblicando Manuali il libro mio e di Marzia, imminenti. […]

Nella “Predilezione” c’è la sezione omonima, Capriccio d’inverno [si riferisce all’opera ben nota di Dante Maffia], e la parte Satira Gentile in cui è messa in discussione la cultura ufficiale. (Inutile dirti che recensirò il tuo libro quando esce… perché sei un autentico poeta ed ho criticamente investito molto). Sto con la salute riprendendo, ma non ostante tutto, giudico l’avventura della meningo-encefalite altamente positiva. e’ stato per me anche un ritiro spirituale e un investimento, nella settimana di passione, delle mie ‘piccole’ sofferenze dinnanzi alla Croce. Poi Padre Pio mi ha aiutata […] voglio dirti apertamente che mi sei caro come se il sangue della Poesia (forse l’icore degli dei) tra noi creasse una parentela indissolubile.

Mi felicito dei tuoi successi intellettuali, […] La selezione sarà dura invece… e questa civiltà dei consumi sarà un marchio d’infamia per non pochi. non si può comprare il successo, le prefazioni… Però è un MIRACOLO anche economico che resista, non ti pare?

Ti abbraccio Mgrazia

° ° °

Caro Antonio,

hai esercitato il tuo libero diritto di critica e chi scrive libri deve accogliere “tutto”. […] Sta di fatto che sei in una collana- vivaio [si allude al Capricorno; Bastogi], già storicizzata e per il poeta non si tratta di successo, ma di gloria, parola estranea oggi che i poeti sono politici e burocrati. […] esistono rarissimi critici che dicono la verità […] Ci sono tanti luoghi comuni […] Mi sto accorgendo che a troppe brave persone manca il senso dell’autocritica. Mi scandalizzo perché sono professori universitari…

Almeno Sanguineti si dice antipoeta e politico…certo è un intrigante simpatico e molto, molto colto e che sa giostrarsi. […]

La mia coda [in senso ironico: alludendo a sé come un animale] Continua ad essere la Poesia e darò a Manuali “L’ombelico d’oro”, il mio massimo… Una sorpresa straordinaria che non ha niente a che vedere coi comuni parametri. Ho la copertina di una grande Pittrice (un genio!) Maria Luisa de Romans che espose a Trinità di Monti le grandi pale dell’Apocalisse, ora qui a Terni in Duomo. Pensa che si arrampica su tele alte come muri. Ha girato il mondo. Solo il caso ci ha portato a conoscere le nostre opere. […] non intendo perdere tempo. Faccio il contrario del mio ragazzo: scrivo fino alla morte [è Arthur Rimbaud, nelle poesie de “La ragazza di Arthur”, M.G. Lenisa si proclamava tale]. Lui a 19 anni ha lasciato tutto tanto da far pensare che la sua poesia geniale sia un “peccato di gioventù” che il Caso ha voluto ingigantire. Ma come ogni vita, lunga o breve, è CORTA, così ogni poesia è un lampo nel tempo e non fa differenza tra Arthur e me… Io lascerò la poesia morendo…perché ho da dire più di Lui e, come ho scritto, ne “

La ragazza di Arthur”: “Brr…sono difesa da un uomo che è morto.” e’ il mio amore negromantico e “L’ombelico d’oro” e Alessandria sono le mie “Mille e una notte” per sedurre la Morte. Manda al diavolo i mediocri!

Ti abbraccio Lenisa


n. 50

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