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Questa prova di Giorgina Busca Gernetti titolata Ombra della sera coglie nel segno la misura di un tempo dilatato, percorso dalla segnatura dello spirito, da un io "deposto" in segreto e riattivato con gli stati d'animo che affiorano a strati come nelle sedimentazioni delle barriere coralline nei fondali dei mari. Al pieno di un verso assolutamente trasparente, Giorgina Busca giunge da tedofora nel buffo di stanze grigie e riappare col suo volto pensoso presago di eventi tra l'io psicologico pi che filosofico, monta il fotogramma verista di un documento umano. Un albatro che vola nei mari antartici che fa tremare l'anima: "Dimmi: chi sei, | tu che bussi alla Porta del Mistero"; la risposta racchiusa in un icariano volo cosmico di cui spesso l'autrice frena le impennate troppo librate verso il sole.

Un libro a sezioni, che le amalgama tutte, la IV (Elegie Sicane), vive di un fuoco quasimodeo e s'inarca nella scia di un'isola favolosa dove le impronte della grecit si espandono nell'acque dell'Jonio ove la leggenda vuole che Nausicaa soccorresse Ulisse naufrago. La lezione di Quasimodo stata assorbita nei versi della Busca modellati in simbiosi di canto dentro gli occhi di Ortigia, l'isola antica della Siracusa d'oggi. Il ricordo mitico di Quasimodo coinvolge la Nostra nella omologa poesia Il vento di Tindari con parole e suoni di rara bellezza: questo il profondo lago dei poeti, i misteri danzano in un sortilegio di ore e di memoria. Il poeta non sfoglia la margherita aspettando chissa quale evento, piuttosto a giudice di se stesso, magari pi variopinto e adatto alle cose pi alte e forti in un bisogno di affetto e insieme di distruzione. Il capitolo dell'Eros un fasto, una penombra da cui trae la poetessa un bilancio e su cui s'addensa il micidiale Titano Crono e livide notti con Erinni; il contorno tutto pavesiano e induce a innalzare epistologicamente a trionfo la consorella morte. Da non fraintendere: Busca Giorgina in cammino la dove nasce il sole, il flusso di germinazione "approdo tutto interiore" come annota il Gagliardi nella calibrata prefazione.

Un dato non trascurabile risiede nella testimoniale traduzione degli archetipi umani per trarne, da un processo di desublimazione, una pietra di paragone da ogni legge umana o trascendente. Belli sono i richiami ai poeti che possono essere ricondotti a quel filo ininterrotto che traguarda il passato al presente, il fluido della materia cosmica, la criptostesia che si estende fino a noi. L'Ombra della sera giunge malgrado tutto a riempire il giorno di ectoplasmi ma anche di umani, e il riferimento al Fedone di Platone una ragione in pi a non sentirsi soli e schiacciati nel vasto impero dei viventi.

Recensione
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