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Nella distratta congerie l'umano sembra smarrirsi nel nulla e tutto sembra vanificato e sparpagliato nel rito insolente dei mass media. Tutto sprofonda in burrito ampio o burrito breve in cui Antonietta Benagiano è l'artefice da una lontana galassia. Sarà ascoltata oppure il suo verso tracimerà in alvei senza vita e sorpassati dal tempo? Questa poesia è strutturata dentro un cuore pulsante e tuttavia viaggia verso mondi inesplorati, forse avvolti in "fascinosa tenebra": il poeta non molla e la sua ricerca non è forma e si muove all'incontro di uomini veri, di sembianti dove non risulta tutto appiattito e perduto. Uno sforzo tellurico che rimbomba ancora alla ricerca non del disagio dove l'uomo non può farci niente, ma alla ricerca di una liberazione dai vuoti, dalle anchilosi che affliggono noi fragili persone chiusi dentro l'armata materia come funamboli e immagini da dagherrotipo. Benagiano si scontra con se stessa. si aggroviglia nella psicosi e nelle filosofie con l'anima bisognosa di dire: "... In te secoli stampano bellezza estrema | e le tue care palme diniego un tempo | m'avvolgon in amorosa danza...". Una poesia che si spiega e come, epperò rimane avvinta in una specie di ragnatela del tempo, surreale, metafisica, assolutamente vera a palpitante.

Recensione
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