Servizi
Contatti

Eventi


Un attonito pessimismo invade le pagine di questa ultima raccolta (Giovanni Tavčar Dove il cielo audace s'inarca), una settantina di poesie nelle quali il pessimismo infatti si impone e fa da guida ad ogni riga, almeno fino ad un certo punto quando la fasicità dell'uomo cozza contro tutte le falsità dell'essere e lo spazio e il tempo sono finiti. Allora il poeta cerca di combattere tutte le forze avverse ma il male lo sovrasta e lo spazio e il tempo nella loro precarietà si rivoltano contro. Tavčar non è mai contento. lotta sempre con rabbia ma trova tutte le forre contrarie. I,a sua è una ricerca continua e quando il futuro non gli dà speranza si rifugia allora nel ricordo, ma anche la memoria lo inganna e sempre rattrista perché tutto continua a mutare e quindi a cadere nel fallace. Spesso invoca il tempo, ma il tempo rotola via e gli dà sempre il senso del finito, della morte che incombe e non offre speranza alcuna. Sono pensieri, i suoi, talvolta ovvii e semplici ma trapassati da immagini folgoranti e vivide che sostengono il verso imprimendo sempre una forza alle parole che si inchinano a quella precarietà che non ha limiti. Le parole così sono spesso aspre e dolenti, a volte urtano il lettore ma per estremo desiderio dì morte, quasi un fallimento su tutti i fronti.

Il tono però cambia verso la fine quando la fisicità si trasforma e diventa bagno assoluto di eternità, quando l'uomo si rivolge all' eterna creazione e non pensa più al la sua materialità. Colui che ha creato il mondo e che non viene mai nominato regna però sovrano e si avverte tra le righe rendendo sempre l'uomo felice allorché la sua conoscenza s'adagia nell' assopito. Allora il poeta si sente padrone nella perfezione di ogni cosa e davvero il cielo può inarcarsi audace perché tutte le cose create non hanno termine ma il poeta le vede come eterne e in esse si abbandona pienamente pago non pensando più al tempo che passa ma ad un presente ognora eterno. In questo presente egli affoga e allora ogni cosa creata non ha limite e le parole possono diventare fuoco, fuoco che illumina e rende tutto speciale ed infinito. La ricerca così ha termine, non serve più alcun tassello, la luce inonda ogni angolo del creato e la felicità è perfetta in ogni avventura.

Il poeta allora, al di là di ogni impulso terreno, vive l'assoluto nella speranza di un domani che sarà sempre oggi nella bellezza della natura innocente che non può essere ostile a chi la persegue con animo puro e volto al Creatore.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza