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Il libro scritto da Cesare A. Bellentani Ai fantasmi ci credo, al caso no ovvero il Conte Franco Santellocco Gargano e la Rocca di Vernio fra realtà e mistero non narra semplicemente una storia di vita, anche se particolare come quella del Conte, ma ne evidenzia i tratti profondamente umani, l’impegno nel sociale, le riflessioni filosofiche ed etiche. L’autore si serve di un linguaggio limpido e scorrevole il quale rende la lettura piacevole e, al tempo stesso, dà al fruitore l’opportunità di cogliere le tante sfumature legate al pensiero del Santellocco Gargano ed agli eventi da lui vissuti.

Non solo il titolo, ma anche le pagine del libro, sottolineano quanto il protagonista sia convinto che niente avvenga per caso, anzi, al contrario, tutto sembra seguire un disegno ben preciso, delineato dalle linee tracciate dal destino e da Colui che è al di sopra degli uomini. E’ un disegno, a parere del Conte, che lascia all’individuo il libero arbitrio, infatti, egli afferma: “le nostre scelte, di fronte agli accadimenti, ne rappresentano il completamento, la colorazione. Rendiamo più bello o più brutto con i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere, ciò che è già disegnato” (p. 19). Questa sua concezione dà origine ad un intreccio tra etica ed estetica, cioè ad una filosofia di vita, la quale coniugando il bello al buono, il brutto al cattivo gli indica la strada da seguire: una strada contraddistinta dal segno del buono che per analogia è anche bella. La sua aspirazione diventa così quella di agire sotto questo segno e senza esitazioni cerca di renderla concreta.

Il suo lavoro, con il passare degli anni, diventato di grande responsabilità, è caratterizzato da molti spostamenti in altre nazioni. Ci parla così delle sue esperienze nella fredda e povera Polonia, nelle notti stellate della Grecia, nella calda Algeria, dove risiede da quasi quarant’anni; di come entra in contatto con realtà sociali completamente diverse da quelle dell’Italia e dell’Abruzzo, regione nella quale è nato; degli incontri con personaggi di grande spessore morale e storico.

Sul suo cammino, negli anni novanta, si staglia la mole imponente della Rocca di Vernio (comune in provincia di Prato), o meglio ciò che ne era rimasto. L’attrazione per questo luogo è immediata e, quando, riesce a diventarne proprietario, inizia un’imponente opera di restauro che la riporta all’antico splendore. La Rocca, costruita nel Medioevo – epoca che a giudizio del Conte, e corroborata da recenti ricerche storiche, non era poi così buia, ma, al contrario, ha posto le basi per la modernità –, era stata proprietà prima dei Cadolingi, poi degli Alberti e in seguito dei Bardi. Proprio nel Castello, secondo gli abitanti del posto, si aggira un fantasma. E, il Conte, la prima notte che vi dorme, nell’estate del 1996, constata personalmente che il fantasma non era un’invenzione scaturita dalla fantasia del popolo, ma reale. Grazie al suo coraggio, sgorgato da fulminei ricordi di altri momenti difficili superati in passato, è capace di trovare le parole giuste per stabilire una convivenza pacifica con lo spettro.

Il suo impegno per riportare il luogo all’antico splendore è totale, mentre, la sua curiosità per la storia del Castello, gli permette di scoprire l’identità del fantasma – è il Conte Valfredo degli Alberti, persona ‘rabbiosa’ e senza scrupoli – e la vicenda collegata alla sua tragica fine nonché alla figura del così detto “diavolo di Rimondeto”, per gli annali Vitale da Rimochi. Con stupore scopre che proprio lì è nato il melodramma e sono state scritte le prime regole del gioco del calcio da Giovanni Maria Bardi, e che lì ha avuto i natali Santa Berta.

Vernio e la Rocca diventano, così, punti fermi in questo suo viaggio esistenziale, dove dare vita a tante manifestazioni importanti, dove incontrare tante persone che lo stimano e dove lasciar sventolare le tre bandiere a lui care: quella dell’Italia, dell’Europa e del suo casato.

La vita del Conte è piena di impegni, da un’attività professionale iniziata nell’ambito di un importante gruppo petrolchimico, è diventato un imprenditore, attento non solo al proprio ruolo ma anche a coltivare la sua filosofia di vita imperniata sul concetto bello=buono e sugli insegnamenti di Sant’Agostino. Per questo, per lui non è importante soltanto il lavoro ma anche l’altruismo: ha dato vita ad associazioni le quali hanno la finalità di salvaguardare i diritti dei più deboli, specialmente dei bambini (es. Progetto Mediterraneo), o di dare voce ai tanti italiani sparsi per il mondo. Ha promosso iniziative benefiche di vario genere.

E’ stato, inoltre, un involontario testimone, o protagonista, di eventi di portata storica, nei quali, a volte, si è trovato anche in pericolo di vita, come in Algeria durante la così detta “rivolta del pane”, ma al di là dei singoli accadimenti negativi, è sempre fermamente convinto che niente succeda per caso e che bisogna adoperasi per aiutare gli altri per dare un senso più profondo alla breve e caduca esistenza dell’uomo.

La scrittura di Cesare Bellentani e le parole del Conte Franco Santelloco Gargano hanno reso possibile questa pubblicazione, interessante per i risvolti di vita raccontati, stimolante per i tanti misteri, istruttiva per le vicende storiche del passato e del presente menzionate.

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