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Rosalia Silvia, servendosi di una voluta semplicità di linguaggio e di delicate immagini, propone ai lettori la raccolta di poesie Buche. Dopo aver letto i testi si capisce che i disegni, presenti solo nelle prime tre delle quattro sezioni in cui è divisa, hanno una duplice funzione: renderne visibili alcuni contenuti e legare una sezione all’altra.

Le immagini diventano un filo colorato e unificante che parte da lontano, dall’azzurro del cielo. Infatti, nella prima illustrazione – presente nella pagina dove è riportato il titolo – è proprio il cielo che fa da sfondo all’episodio rappresentato. Donato Di Stasi, autore della prefazione, ha saputo coglierne il sottile, e un po’ misterioso, significato: “A volo di paracadute un omino (il redivivo piccolo principe di Saint-Exupéry?) scende nel buco dell’atmosfera terrestre e si incammina in un minuscolo paradiso che solo la poesia può far esistere.”

Passo dopo passo, o meglio verso dopo verso, nella sezione Pensieri di prima, 1996, il piccolo uomo si guarda intorno per scoprire le particolarità del luogo dove è atterrato e resta affascinato dall’arcana bellezza del mare. Attraverso l’uso di sottili metafore la poetessa ne esprime i pensieri e le intime emozioni.

Nelle sezioni Le torri del silenzio e Pensieri di adesso, 2004, si possono cogliere sia una maggiore interiorizzazione (sottolineata da un sottile senso di malinconia scaturito dalla percezione del fluire del tempo e della profondità del silenzio) che una maggiore capacità di afferrare particolari quotidiani e naturali (i rumori nelle strade, l’odore del pane, i profumi di piante mediterranee o della salsedine...). Appendice è la quarta ed ultima parte della silloge, visivamente si differenzia dalle altre in quanto non vi compaiono illustrazioni, mentre le poesie sia per tematiche affrontate che per stile e linguaggio usato non si diversificano in modo particolare dalle altre, l’unica variante è una più consistente presenza di quelle d’amore.

Rosalia Silvia, in questa sua opera prima, usa prevalentemente versi brevi resi più incisivi e definiti dall’uso frequente del punto. Le composizioni, ad eccezione della prima Paradiso notturno, non hanno titoli, la loro lunghezza è varia e la loro lettura risulta gradevole e fruibile anche per la presenza delle immagini. Attraverso la poesia la poetessa cerca di creare un’atmosfera sospesa tra fiaba e realtà, dove “le buche” dell’esistenza possano, almeno in parte, essere colmate o superate. “Domani non esiste. | Non esiste ieri. | Abito una mongolfiera primaverile. | Abito una nuova speranza.” (p. 35).

Recensione
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