Servizi
Contatti

Eventi


Donne di parole. Venti poete messicane

Emilio Coco, stimato e noto ispanista, ha recentemente curato una nuova antologia dal titolo Donne di parole. Venti poete messicane, nella quale propone le composizioni di venti poetesse da lui tradotte. In questa interessante pubblicazione il curatore desidera «mettere in risalto i risultati più che positivi conseguiti in questi ultimi decenni dalle donne nell’ambito del poetare» in Messico. Ad eccezione di Sor Juana Inés de la Cruz vissuta nel XVII secolo, infatti, le altre poetesse inserite nell’antologia sono nate nel XX secolo. Le loro voci sono però assenti nella «maggior parte delle antologie poetiche pubblicate» nel Paese. La poesia femminile anche se di notevole spessore è infatti ignorata dai curatori, i quali preferiscono dare spazio a quella maschile.

Il florilegio si apre con i testi, sempre attuali, della famosa poetessa Sor Juana Inés de la Cruz (1648-1695) e quelli dell’altrettanto conosciuta Rosario Castellanos (1925-1974).

La poesia della prima ‘poeta’ è incentrata sulla difesa dei diritti delle donne e non manca di mettere in evidenza le contraddizioni dei comportamenti maschili nei loro confronti: «O uomo stolto che accusi / la donna senza ragione, / non vedi che sei la causa / di quanto la fai colpevole? // […].// Mini la sua resistenza / e poi, con fare solenne, / dici che fu leggerezza / se operò con diligenza» (p. 11).

La poesia della seconda ha in comune con quella di Sor Juana Inés de la Cruz l'interesse per il mondo femminile. Ed è proprio ai versi della sua bella poesia Passaporto che Emilio Coco si è ispirato per il titolo del volume: «Donna d’idea? No, non ne ho mai avuta una. / Non ne ho mai ripetute altre (per pudore o per difetti mnemonici)./ Donna d’azione? Nemmeno. / Basta guardare la taglia dei miei piedi e delle mie mani. // Donna, allora, di parola. No, di parola no. / Ma di parole». Nella composizione La preghiera dell’indio la Castellanos dimostra invece la sua attenzione per questo popolo: «L’indio sale al tempio barcollando, / ubriaco dei suoi singhiozzi come di alcol forte. / Si ferma davanti a Dio a spremere la sua miseria / e grida con un grido di animale incalzato / e colpisce con i pugni la sua testa».

Le altre diciotto autrici antologizzate sono: Elsa Cross, Jeannette L. Clariond, Coral Bracho, Myriam Moscona, Verónica Volkow, Lucia Rivadeneyra, Minerva Margarita Villareal (1957-2019), María Dolores Guadarrama, Marianne Toussaint, Carmen Villoro, Leticia Herrera, María Baranda, Dana Gelinas, Mariana Bernárdez, Leticia Luna, Enzia Verduchi, Natalia Toledo, Briceida Cuevas.

Leggendo le loro biografie si può notare che il curatore per il loro inserimento nella pubblicazione si è basato sull’anno della loro nascita seguendo un ordine decrescente. I loro testi presentano alcune differenze di stile e contenuti, ma così come afferma Coco esse sono “Diverse ma complementari, simili ma varie”.

In tutte e venti è comunque presente la consapevolezza del loro essere donna e di appartenere alla propria terra così ricca di tradizioni e cultura. Nelle loro composizioni riportate nell’antologia entrano di prepotenza anche i temi riguardanti il rapporto con il proprio corpo, con l’amore, con la natura, con il proprio passato, così come problematiche etniche e sociali.

Per dare un’idea del modo di poetare di alcune di esse e per stimolare il lettore a leggere i testi di ogni poetessa antologizzata riporto dei loro versi.

Elsa Cross: «I tuoi muschi mi ubriacavano più del vino. / Ci feriva il piacere. / Inesauribili, / ebbri, / i nostri corpi, l’offerta, / come frutti che lasciano le donne / sulle spiagge del sud e il mare si porta via» (pp. 39 e 41).

Coral Bracho: «È un dolore / di voce che si spegne. Di voce eterna / e profonda / che così si spegne / per noi» (La voce indigena).

Myriam Moscona: «L’emicrania è un attributo delle donne / morale dell’eccesso / malattia degli impulsi. È una scusa intima / per rinchiudersi in quarantena» (p. 83).

Minerva Margarita Villareal: «Oggi posso dirti che il vento corre freddo; / tu sei lo spirito del vento, / i giorni sono foglie / e io cado, rotolo. / Sono una foglia in più, / un giorno in più» (p. 133).

María Baranda: «C’è un rumore nella strada come di ratto sventrato, / di pietra e di campo / che si arrampica sul graticcio. / Tutto protegge il silenzio, / la tintura del solitario / nella sua tela di abluzione» (p. 197).

Briceida Cuevas: «Mostra la casa le sue costole / inumidite dal freddo. / Dai suoi capelli di palma / sgocciolano spiragli di allegrie. / Sul suo volto / ha smesso di aleggiare lo sguardo che poggia sul telaio tarlato / delle sue finestre» (p. 279).

È interessante notare che Natalia Toledo e Briceida Cuevas sono due poetesse indigene che scrivono servendosi della loro lingua natale: la prima in zapoteco, la seconda in lingua maya.

La lettura di questa antologia proposta da Emilio Coco è davvero molto interesse. I testi scelti fanno apprezzare la forza e la passionalità delle “poete” inseritevi e dà un’idea della validità, profondità e attualità della poesia femminile messicana contemporanea.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza