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Nelle poesie della silloge Elementalia, Beatrice Bausi Busi si immerge nella natura per cantare i suoi quattro elementi aria, acqua, terra, fuoco e gli Spiriti che li custodiscono. Le sezioni che la compongono prendono il titolo da questi elementi, mentre quello della quinta, e ultima – Sentire gli Elementali –, riprende uno dei nomi con i quali vengono chiamati i loro custodi, gli Spiriti della Natura. Secondo la letteratura medievale (che tratta di tematiche esoteriche) gli Elfi (o Silfi o Silfidi) sono i guardiani dell'Aria, le Ondine (o Naiadi) dell'Acqua, gli Gnomi della Terra e le Salamandre del Fuoco, ma nella tradizione popolare sono conosciuti anche come: fate, folletti, geni, elfi, fauni… Essi vivono nei boschi, vicino ai corsi d’acqua e nei posti meno frequentati dall’uomo, fatti di sostanze eteree, non sono visibili.

Dalla lettura dei versi emerge netta la sensazione che la poetessa intrecci con la natura ed i suoi molteplici organismi un intenso dialogo, privilegio concesso a chi sa ascoltare ogni suo respiro ed ogni suo silenzio, per interpretarne i messaggi. Riesce, inoltre, a coglierne i significati più reconditi, più misteriosi attraverso le sue bellezze e vibrazioni avvicinandosi al divino. Ed è la sensibilità dell’autrice a dare voce ai suoi elementi: alla mobile aria e al vento birichino, alla fluidità dell’acqua ed alla pioggia, alla feconda terra e alla sua forza a volte distruttiva, al fuoco vermiglio e al suo calore, alle “presenze amiche e amorose” che abitano gli elementi.

L’uomo è parte della natura ma, nel corso dei secoli, si è sempre più allontanato da essa. Ed è ormai incapace di addentrarsi nei suoi straordinari misteri e di apprezzarne i doni; oggigiorno in nome del progresso e del consumismo la distrugge, la annienta. La voce di Beatrice Bausi Busi si alza alta in sua difesa e proprio per rispettarla ha stampato le sue poesie su carta ecologica, riciclata, ed ha ridotto al minimo lo spreco, utilizzando tutto lo spazio disponibile delle pagine. Si è servita soltanto dell’essenziale, non del sovra più.

La raccolta, curata nei più piccoli particolari, non riporta immagini sulla copertina, ma solo il titolo e il nome dell’autrice scritti con lettere colorate. Anche le parole delle poesie sono a colori; per ogni sezione, dedicata ad un singolo elemento, ne ha usato uno diverso, simbolico: viola, azzurro, marrone, rosso, per l’ultima, invece, si è servita di più colori. Una tavolozza multicolore come quella usata dalla natura.

Originalità, brio e movimento mi sembrano alcune delle caratteristiche salienti di questa silloge, che unitamente ad un linguaggio scorrevole rendono la lettura piacevole e fluida.
Recensione
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