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Esistenza

Esistenza è un poemetto in endecasillabi, sfaccettato, denso e complesso, di Antonietta Benagiano, nel quale «l’argomentazione poetica dell’autrice, […] segue diligentemente tutti e quattro i passaggi della retorica antica, dall’exordium alla narratio, dall’argumentatio alla peroratio finale» come fa notare Roberto Pasanisi nella sua acuta Prefazione.

Anche se la poetessa rivolge il suo sguardo alla retorica antica e predilige un linguaggio ricercato e ricco di echi classicheggianti parla della contemporaneità. Esprime difatti sia tutto il suo disappunto per l’egoismo e la corruzione dilagante in ogni ambito della società odierna sia la sua rabbia per l’indifferenza con cui la natura continua a essere vessata e inquinata e le bellezze artistiche-architettoniche a essere distrutte.

È consapevole che già da quando «l’agnello ad espiazione/ sgozzò l’homo sapiens crudelmente/ ed il fratello l’invidia uccise» (p. 18) molti mali affliggono il mondo, ma sa anche che i peggiori del nostro tempo sono stati generati dalla corsa alla globalizzazione promossa dai cattivi governati e dalla spinta mediatica e culturale al consumismo sfrenato. La Benagiano scrive infatti: «Difficile sempre il buon governo/ or di più nella globalizzazione/ ipocrisia che i mali accresce// ed il popolo segue sua natura/ finché può dal consumismo stordito/ dall’illusione di poter far parte» (p. 17).

Aggiunge inoltre che gli Stati attuali non tutelano più i cittadini e che molte ingiustizie sono perpetrate nei loro confronti. Con amarezza constata che pure lo Stato italiano non si preoccupa di assicurare assassini e malviventi alla giustizia e non tutela le opere del nostro patrimonio artistico che diventano facili prede di loschi trafficanti internazionali.

Perfino la nostra lingua è penalizzata dal globalismo infatti tante, troppe parole straniere sono ormai entrate a far parte del nostro vocabolario a scapito di quelle italiane.

Nel poemetto non solo sono citati nomi di grandi poeti italiani (Dante, Quasimodo, Montale, ecc.), sono infatti presenti anche echi di loro versi.

La poetessa è cosciente che l’epoca in cui viviamo è all’insegna della tecnologia. Essa però si sviluppa con una tale velocità che è molto difficile seguirne gli sviluppi e adeguarsi ai tanti cambiamenti (non sempre positivi) che genera: «l’era di celerità strabiliante/ al regresso ci sta portando/ in disuso va la cultura scritta/ di civiltà passaggio millenario/ l’ematicon è già incoronato» (p. 25).

Anche le scoperte scientifiche sono spesso strumentalizzate dai potenti per fine malefici. La storia ce lo testimonia: «formule nuove infiamman letali/ sin dal secondo conflitto mondiale/ Berlino e città tante d’Italia// nuda corre la bimba vietnamita/ né cessa il napalm nel nuovo millennio/ più potenziato cade a distruzione// e dell’atomo la scissione morte/ nell’attimo a troppi più crudele/ su di noi Hiroshima ancor incombe» (p. 22). La poetessa accusa l’uomo di decantare la pace solo a parole, nella realtà infatti è il suo istinto bellico a prevalere.

Nelle ultime strofe del poemetto i versi di Antonietta Benagiano diventano un’accorata preghiera al Figlio di Dio, affinché aiuti l’uomo a vincere il male che alberga in lui e quello che è sempre pronto a influenzarlo dall’esterno: «Salvaci! Ciascun da se stesso salva/ Paradiso è la Terra col Divino/ che dal Malefico libera sempre// salvaci, Jesus, non riusciam da soli/ anelito nostro vince il mal seme/ salvaci Tu, o prodigioso Sangue, pace imploriam ad ogni gradino/ PACE/ E PACE/ E ANCORA PACE!» (p. 27).

Esistenza è un poemetto da leggere e rileggere per afferrare tutte le sfumature dei suoi contenuti. Essi stimolano sicuramente molteplici riflessioni sulla società e sui tempi in cui viviamo.

Recensione
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