Servizi
Contatti

Eventi


Femminili impronte

Fabio Barbon nelle poesie della raccolta Femminili impronte canta l’amore, un sentimento che ha ispirato da sempre poeti e scrittori. Ognuno di essi, però, ne parla, lo rappresenta e lo vive in modo diverso dagli altri. Anche Barbon scrive della propria esperienza dell’amore con tratti peculiari, contraddistinti soprattutto da “una costante impronta femminile”. Non solo nelle composizioni di questa raccolta, scritte in un lungo arco di tempo (1995-2018), ma anche in quelle del suo intero percorso poetico, come afferma lui stesso nella premessa, sono rilevabili sfaccettature di questo sentimento nutrito nei confronti delle figure di donna (“nonna, madre, moglie e figlia”) che hanno segnato le tappe temporali più significative della propria esistenza.

Sia nell’introduzione sia nel titolo di questo libro è già possibile cogliere l’importanza della loro presenza nel suo cammino esistenziale. I legami affettivi e amorosi del poeta con le figure femminili hanno, difatti, contribuito a farlo maturare e a fargli capire che «l’altro sesso non è altro che l’immagine di sé stesso allo specchio» e che, in fondo, «È la dualità del maschile e femminile che si unisce e partorisce il frutto d’amore nell’umana stagione» (p.7).

L’amore, quindi, per il poeta non è soltanto una parola che evoca sogni, passioni, emozioni, attese, perdite, gioia, sofferenza, incomprensioni…, che dona, ma è il seme da cui germoglia la vita stessa. E non è nemmeno solamente contatto fisico, intrecci di sguardi, esplosione di sensi, unione di corpi, ma anche un traguardo che «apre la spirituale porta» (Il camminare nel cuore) sul divenire traghettando «oltre il mortale» (La lingua del cuore) e un sentimento che sboccia nel cuore umano a tutte le età, capace di regalare emozioni in ogni stagione della vita, perché la sua “bellezza” «sfida il tempo degli uomini, / ricongiunge la vita alla morte / nel cielo infinito del sogno» (La bellezza del mio amore).

La poesia di Fabio Barbon è ricca di immagini metaforiche e piene di liricità – «Cantammo l’estate / con i sensi accesi / mentre divampava la calura nel luglio secco e luminoso, / negli abbracci serali della luna, / nello stordimento di stelle che coglievamo nell’amplesso celeste» (Cantammo l’estate). Attraverso di essa egli scava nel proprio sentire e lo comunica al lettore con un linguaggio “del cuore” limpido, espressivo, sensuale – «Sullo stelo del giorno / già s’adagia la sera / e il tuo fiore d’amore, / odoroso, mi aspetta» (Fiore d’amore).

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza