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Fuga dal bunker

In quest’ultima fatica letteraria, un coinvolgente romanzo di fantapolitica dal titolo Fuga dal bunker, Franco Massari rilancia l’inquietante ipotesi che Adolf Hitler alla fine della Seconda Guerra Mondiale, prima della capitolazione della Germania, non si sarebbe suicidato, ma sarebbe invece fuggito in un altro paese europeo con l’aiuto di alcuni fedelissimi delle SS.

Non c’è mai stata, infatti, una prova certa che i resti dei due corpi bruciacchiati ritrovati (il 30 aprile del 1945) dai russi nei pressi dell’ultimo rifugio del dittatore, il bunker sotto la Cancelleria del Reich, a Berlino fossero il suo e quello della moglie Eva Braun.

A Bernd Hayeck, SS-Untersturmführer, principale protagonista della storia narrata, è prima affidato l’impossibile compito di contrastare con pochi uomini, asserragliati in una casamatta, l’avanzata delle truppe nemiche giunte ormai nei pressi della Cancelleria, dopo quello di difendere il bunker e di distruggerlo prima dell’arrivo dei nemici.

Mentre cerca di portare avanti, almeno apparentemente, questo secondo incarico assegnatogli dal capo della sicurezza, Hayeck si ritrova suo malgrado coinvolto in un’incredibile vicenda, nella quale, insieme a Cornelia Wiedemann (la donna che ama da anni, diventata una fanatica SS, con la quale condivide riflessioni e emozioni su un quaderno con la copertina rossa), diventa vittima di un piano perfido e perfetto. Il piano è studiato in ogni minimo dettaglio per evitare che il Führer e la sua donna cadano nelle mani dei soldati russi, che li avrebbero poi consegnati a Stalin in persona, consentendogli invece di fuggire in un luogo sicuro, dove sarebbero diventati ospiti “scomodi” di un altro dittatore europeo, il generale Francisco Franco.

La smisurata fede nel nazismo di Bernd Hayeck aveva però iniziato a incrinarsi, nel momento in cui si era reso conto che in nome dell’ideologia nazista venivano compiuti atroci massacri. Con l’intento di fermare quegli orrori, inizia quindi a elaborare complicati piani per tentare di eliminare Hitler. Quando però si trova in sua presenza resta turbato dall’influsso magnetico che la figura del dittatore esercita su di lui e, come se fosse in preda a un sortilegio, il suo rancore si frantuma dissolvendo la volontà di fargli del male.

Il destino, tuttavia, gli riserva un’ultima amara sorpresa: capisce che è stato usato come una pedina sulla scacchiera dell’assurda storia umana.

Franco Massari, nel suo romanzo, non solo riesce a descrivere con grande perizia lo smarrimento e i risvolti psicologici che la vicinanza del Führer scatenano nell’animo del personaggio principale (emblema di cosa «avevano provato milioni di tedeschi prima della guerra»), ma regala al lettore una storia coinvolgente con numerosi riferimenti storici, invenzioni originali (come i racconti dei testimoni del soggiorno blindato di Hitler nell’isola di Fuerteventura), continui colpi di scena e un finale a sorpresa. La vicenda, narrata con uno stile fluido e accattivante, non risulta mai ostica o noiosa, ma al contrario stimola la curiosità e la voglia di conoscerne il sorprendente epilogo.

Recensione
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