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Il cielo capovolto

I protagonisti delle poesie di Franca Grasso e di suo figlio Gabriele Castagnetti, raggruppate nella raccolta Il cielo capovolto, sono ricordi, sensazioni, sentimenti. Leggendo le composizioni si può notare che ambedue, grazie alla forza delle parole, evocano sia momenti di vita quotidiana sia intense emozioni provate in situazioni e luoghi particolari.

I due poeti però oltre ad avere caratteristiche scrittoriali comuni ne hanno altre diverse. Marco Bricconi nella prefazione acutamente ne coglie le più importanti, scrive infatti: «Scorrendo [le pagine della raccolta], ti senti avvolto dalla fiducia e dalla quiete che pervade Franca mentre ripercorre ricordi, sogni e desideri; e al tempo stesso “scosso” dall’impeto di Gabriele, più contenuto e razionale nei toni, ma i cui versi lasciano trapelare passione e forza».

La raccolta risulta suddivisa in due sezioni distinte: nella prima, un po’ più corposa, sono presenti ventisei poesie della Grasso, nella seconda dieci del Castagnetti.

In alcune della poetessa è percepibile una nostalgica malinconia per la terra nativa, per la casa in cui ha vissuto l’infanzia e per le figure genitoriali, di cui rammenta caratteristiche fisiche e caratteriali – «Eri bella mamma / con i boccoli ramati, / le labbra pitturate a cuore / e la pronuncia francese, / melodica come una canzone. / […]. Eri bello anche tu, papà, / biondo e riccioluto, / con le pupille / tra l’azzurro e il verde […], il naso leggermente aquilino, / quasi segno di nobiltà» (p. 11). Sono rimasti scolpiti nella sua mente pure i momenti in cui suo padre e sua madre si scambiavano tenere effusioni.

La Grasso in altre poesie esprime invece le emozioni e sensazioni provate osservando la natura, i suoi fenomeni e i suoi elementi e li carica spesso di significati metaforici. Nella poesia Percorso di un piccolo fiume, ad esempio, contrappone alcune meraviglie della natura alle brutture del mondo, la magia dell’una alla violenza dell’altro.

In quasi tutte le sue composizioni, però, canta la “potenza dell’amore” vero. Lo ritiene, difatti, un sentimento talmente forte da riuscire a legare le persone per sempre e capace di far percepire il legame tra l’essere umano, le altre creature e l’intero universo. Non è un caso, dunque, se in quella intitolata L’amore, caleidoscopio indecifrabile asserisce: «Io sono un poeta / innamorato dell’amore, / caleidoscopio indecifrabile / che infinite sfaccettature / eternamente girando mostra.»

Anche Gabriele Castelletti nelle sue poesie decanta l’amore. Colpiscono i suoi versi dedicati a quello degli italiani che vivono all’estero per la loro patria lontana o a quello per la persona di cui è innamorato, che lo spinge a scrivere: «Il giorno che non c’è / è quello che non ho vissuto con te. / È quell’attimo quando ti perdo / e i tuoi occhi sono troppo lontani» (p. 63); «Hai preso il mio cuore, / lo hai strappato dal petto / e lo hai stretto tra i tuoi fianchi» (p. 62).

In Non è follia svela invece il suo desiderio «di scoprire di ogni cosa / il senso nascosto», senza però domandarsi dei perché, ma piuttosto assaporando «ogni attimo / di questa eternità, / fino a quando la vita / non ci richiamerà a sé / per renderci l’infinito».

Le composizioni di questo giovane poeta, intrisi di tormento e impulsività, trasporto e sentimenti, hanno senz’altro la capacità di coinvolgere emotivamente.

Sia la Grasso sia il Castagnetti si esprimono in versi liberi, con un lessico limpido e diretto, i cui contenuti arrivano direttamente al cuore e alla mente del lettore.

Recensione
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