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Prendendo spunto da una rivolta di braccianti, di contadini e di povera gente guidata da Pasquale Cavallaro avvenuta nel marzo 1945 a Caulonia, paese in provincia di Reggio Calabria, Santino Oliverio, scrittore di origini calabresi ma toscano di adozione, nel suo nuovo libro Il Console e il Professore, racconta una storia vera romanzandola. I protagonisti, i luoghi e le tante vicende umane, politiche e sociali, le quali si intrecciano l’una all’altra, assumono così nuove fisionomie e nuovi contorni scaturiti dalla sensibilità letteraria dell’autore. Caulonia diventa Castelvecchio, mentre, le vicende del protagonista Martino Macrì, detto il Professore, rispecchiano quelle vissute da Pasquale Cavallaro.

Nelle parole del prefatore, Ciccio Caruso – che ha conosciuto il Cavallaro nel carcere di Catanzaro, dove ambedue erano detenuti per ragioni politiche –, troviamo una descrizione illuminante di alcune sue caratteristiche fisiche e di qualche tratto della sua personalità.

Nel libro, è lo stesso Martino Macrì a raccontare la storia della propria vita ad un giovane giornalista de La Gazzetta di Calabria, che interessato e incuriosito dalla sua vicenda si reca in Toscana, dove il Professore, si è trasferito dal suo paese nativo, Castelvecchio. Il Professore, ormai quasi novantenne, parla delle sue umili origini e del suo desiderio (nato dopo che si era diplomato maestro) di far capire ai più deboli che anche loro avevano dei diritti, tra i quali, quello di rivendicare le terre che lavoravano. Terre in possesso delle poche famiglie più potenti del paese, che li tenevano soggiogati da secoli.

Con le sue parole, il Professore fa riemergere, dal passato, ricordi legati a persone che, nel bene o nel male, hanno avuto un ruolo più o meno significativo negli eventi da lui vissuti. Una delle persone più importanti, per i rapporti avuti con il protagonista e con la comunità, è certamente Aristodemo Armenes, rampollo della più potente famiglia del paese e padrone delle terre coltivate per lui dai suoi compaesani. Aristodemo, prima suo amico, poi, una volta diventato Console della milizia fascista, per la diversa fede politica si trasforma in suo acerrimo nemico. Le sue azioni, vessatorie e intimidatorie, sono spalleggiate e appoggiate dal farmacista, dall’Americano (usuraio) e dal maresciallo.

Il Professore, dopo varie vicissitudini – nascosto tra gli anfratti dei monti per non essere arrestato e aiutato da alcuni amici e da Marianna, che diventerà la sua donna solo dopo molte traversie e timori – sarà proclamato a gran voce Sindaco del paese. Ed amici, contadini e braccianti, metteranno a repentaglio la propria vita per affiancarlo nella rivolta contro i soprusi e le angherie subite da parte dei ricchi latifondisti, del Console e dei suoi fidi, e tutti loro si sentirono più che mai uniti durante le cinque giornate della “Repubblica rossa” nelle quali cercarono di governare Castelvecchio democraticamente. Ma la vita della “Repubblica”, non solo fu breve, finì anche in modo tragico e traumatico, con la morte del parroco e l’arrivo dell’esercito che ripristinò il vecchio ordine. Molti furono puniti insieme al Professore.

Santino Oliverio, con felici intuizioni e prestando attenzione ai particolari storici, ha saputo disegnare profili di personaggi, tratteggiarne precise particolarità caratteriali che li rendono unici e reali; descrivere con sensibilità i paesaggi impervi e straordinariamente belli della sua Calabria, che fanno da sfondo alle vicende. Viaggiando tra passato e presente, tra fantasia e realtà, mette in rilievo valori umani che non dovrebbero essere calpestati (l’uguaglianza; la dignità di uomini e donne; l’amicizia…).

Con la sua trama ricca e ben costruita, questo romanzo, cattura il lettore coinvolgendolo sul piano emotivo e stimolandone la curiosità per l’evento storico trattato, poco conosciuto e da tempo ignorato. Un evento che ha contribuito a dare un senso più dignitoso alla parola lavoro e un significato più umano alla parola uguaglianza. E, oggi, nella nostra civiltà post-industriale, in piena crisi di identità bisognerebbe conoscere più a fondo la storia di Pasquale Cavallaro, dei contadini e braccianti di Caulonia, piccolo paese dell’Italia Meridionale, per soffermarsi a riflettere su particolari che potrebbero insegnare molto.
Recensione
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