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Il moto perpetuo dell’acqua

L’elemento centrale e dominante della raccolta Il moto perpetuo dell’acqua di Alessio Vailati è, come suggerisce lo stesso titolo, l’acqua.

Il poeta assorto nelle sue meditazioni sull’esistenza e la sua labilità, pur se affacciato sul caotico palcoscenico del mondo, quando è nei pressi di grandi distese o piccoli specchi d’acqua ne percepisce le vibrazioni e i movimenti, ne ascolta le voci e i silenzi, cercando risposte alle sue tante domande. Aspetti della natura, riflessioni sulla vita e sull’oltre, sulla storia dell’uomo e sul tempo, in questi momenti di acutezza ricettiva trovano in lui spazi per espressioni poetiche di grande impatto emotivo.

La raccolta risulta divisa in quattro sezioni: Parte prima, Intermezzo, Parte seconda, Epilogo.

Nella Parte prima l’immagine predominante è quella del mare. Alessio Vailati, però, nei suoi versi non si limita a dipingere visioni di paesaggi marini (soprattutto estivi) di suggestiva bellezza, ma li carica anche di significati reconditi. E in atmosfere dense di riflessi e bagliori, osservando i giochi di luce e le increspature sulla superficie dell’acqua, sente acuirsi il senso dell’inesorabile scorrere del tempo che consuma le stagioni della vita e trasforma ogni cosa: «Davanti a noi si sbriciola il tramonto, / si infrange sul fondo la luce, in acqua / si attenua e un rossore di anni perduti / la laguna riarde. Così l’aria / vagante respiro al filo dell’onda / spalanca un calmo silenzio, si quieta / nelle oziose secche in cui si impaludano / le nostre stanche vite, le correnti» (Tramonto).

Quando invece il suo sguardo si sofferma a osservare la superficie del mare increspato sente che è la brezza marina che genera il suo «assiduo frusciare […], il brusio / della vita nascente, il bisbiglio / vestibolo dei giorni più chiassosi, / di spazi dilatati, spalancati / da un fortissimo accecante bagliore» (Mare).

In Intermezzo l’autore propone invece tre prose poetiche dal sapore fiabesco, nelle quali, insieme al sentimento del tempo, si evidenzia il desiderio di capire il senso delle cose al di là della loro finitezza terrena e la consapevolezza che la storia umana è spesso segnata da avvenimenti tragici.

Nelle composizioni della sezione successiva il poeta parla di ambienti lacustri, di luoghi che si specchiano nell’acqua (Portofino, l’isola di Iona, ecc.) o legati al suo incessante movimento (Piazza San Marco, fontana di Trevi, ecc.). Anche i versi di questi testi non risultano mai banali, non si limitano, infatti, a citare posti, ma evocano pure un senso di malinconica e rassegnata impotenza di fronte al moto perpetuo dell’acqua: «Ogni cosa qui si rivela: le placche / di luce sbalzata su argini e pareti / e un cielo che tradisce la sua calma / di lieve nuvolaglia in un velato / mezzogiorno. Ogni cosa è perduta: / nel frastuono che logora e dilaga / il moto perpetuo dell’onda, dell’acqua» (Paesaggio lacustre); «Si dischiudono da vetrosi varchi, / in sprazzi di cielo e mare, diademi / di acuto lucore. E strali di vento / nell’aria salsa ora sferzano i corpi / al saliscendi, all’apice dell’onda, / il ritmo infranto dello scafo. Ecco / si è sospesa all’origine ogni cosa: / la vita embrione della morte, il male / e il bene come gioco della sorte» [Acquarius (14 giugno 2018)].

In Ma poi di te, l’unica composizione presente nell’ultima parte della raccolta, è l’indeterminatezza della nebbia, metafora degli eterni dubbi umani sull’esistenza di Dio, a prendere forma: «Il mare si confonde / in fondo al cielo chiaro nello sguardo / - così alto, così profondo - di Dio»; «andrò in un mattino svogliato al primo sole / negli angoli ciechi di una città dormiente // verso l’azzurrità del mare di silenzio / a colmare la distanza che risale il cielo».

Questa raccolta di Alessio Vailati si contraddistingue per un linguaggio ricercato ed elegante, per musicalità e liricità e la sua poesia, come afferma Paolo Ruffilli, autore della prefazione, «si fa veicolo immaginoso attraverso una cadenza e un ritmo di natura musicale che penetrano in profondità».

Recensione
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