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Il tempo delle catene pensanti

“Il tempo” è il tema portante della raccolta di Giuseppina Quarticelli intitolata Il tempo delle catene pensanti, come un filo rosso, infatti, si snoda dalla prima composizione all’ultima (l’unica in prosa).

Talvolta la poetessa interpreta il tempo come un’unità indivisibile, altre, invece, lo fraziona in una della tre parti in cui si divide, passato, presente e futuro, oppure in segmenti più brevi, come anni, mesi, ore e perfino attimi. Quando si guarda allo specchio, legge i segni del suo incessante scorrere sul proprio corpo e, quando le stagioni si alternano l’una all’altra, li individua anche intorno a lei nei cambiamenti della natura.

È dunque prevalentemente dal senso del tempo che scaturiscono i versi di Giuseppina Quarticelli. Attraversati da lampi di riflessioni filosofiche e metafisiche, grazie alla «Obliata immortalità della poesia» (Parole di luna), riescono a spaziare sul suo passato, cioè sulla parte del proprio vissuto a lei già nota, durante la quale ha conosciuto l’amore, ha commesso errori, ha sofferto e gioito; ad affacciarsi «sul nuovo belvedere» (La missione del tempo) del divenire: il presente, il quale si modifica e trasforma senza sosta; a spostarsi verso il futuro servendosi dell’immaginazione e della stessa poesia.

Anche se la poetessa è consapevole che la vita umana ha un inizio e una fine, poiché proprio il tempo la corrode e la consuma, sente che una volta spezzate o sciolte “le catene pensanti” legate al ciclo vitale del corpo, cioè una volta sopraggiunta la Morte che cancella ogni pensiero, ogni illusione, deve esserci qualcosa che non sia un vuoto Nulla e che come la poesia conceda all’uomo l’agognata eternità.

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