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In altre lingue è il titolo dell’ultimo libro di Ferdinando Banchini ed esso ben rispecchia l’intento che l’autore si prefigge: riproporre trentotto poesie, selezionate da quattro delle sue raccolte pubblicate nell’arco di questi ultimi diciassette anni – Oscillazioni (1989), Attese (1995), Convergenze (2000) e Approdi (2003) –, tradotte in francese, spagnolo, inglese e portoghese. I testi tradotti sono sempre preceduti da quelli in lingua italiana e accompagnati dalla firma dei vari traduttori.

Ferdinando Banchini, poeta e saggista romano, ha al suo attivo già un cospicuo numero di pubblicazioni di entrambi i generi; nella presentazione a quest’ultima – preceduta dalle note critiche, già presenti in altri libri, di Ferruccio Masci, Franco Lanza e Alberto Faber –, afferma che le poesie scelte sono “varie per tema, ritmo, tono, densità, sentimento, visione; rette tutte dall’unico glutine della verità interiore”.

E “la verità interiore”, indubbiamente presente nei testi selezionati, rappresenta davvero il filo che lega nel tempo gli scarti tematici che si rilevano nelle quattro diverse raccolte. Soltanto in Oscillazioni, come evidenzia anche l’autore stesso, le prime due composizioni si discostano dalle altre poiché sono “scherzi satirici”; a queste aggiungerei pure, “Tristi considerazioni a lieto fine”, nella quale vengono evidenziati aspetti paradossali del mondo letterario sperimentati personalmente da molti aspiranti poeti. In tutte e tre si percepisce una sottile, amara ironia, derivata dal saper cogliere alcune sfumature comportamentali degli uomini del nostro tempo. Sempre in Oscillazioni, si avverte la presenza di un forte senso di malinconia, soprattutto quando il poeta torna col pensiero “alle isole lontane della memoria” (p. 24) dalle quali riaffiorano visioni di albe e tramonti che promettevano una gioia mai conosciuta appieno e ancora attesa, una gioia fatta di luce dove anche l’anima può appagare la sua sete di “mattini che s’adornano d’incanti” (p. 37).

Tra Oscillazioni ed Attese si riscontra una continuità di contenuti – soprattutto nelle due poesie “Forse altrove” della prima e “Oltre” della seconda –, e sono contenuti i cui echi ritornano anche nelle altre raccolte riproposte, per poi assumere sfumature diverse che esprimono le variazioni dell’intimo sentire del poeta nel tempo. Un velo di malinconia persistente, la ricerca di una spiritualità più coinvolgente, la consapevolezza della fugacità della vita, l’attesa di qualcosa di indefinito che possa colmare il senso di vuoto, di arido deserto, che accompagnano spesso il cammino dell’uomo di oggi, segnano la poesia di Ferdinando Banchini.

In Attese questo senso del vuoto, mentre “la sera” della vita avanza, raggiunge il suo apice, anche se per riportare alla sua mente gioie provate in passato, ma mai dimenticate, basta “un canto di ragazza innamorata” (p. 69); e proprio i ricordi alimentano una sottile nostalgia – a tratti quasi dolorosa – come quella che ritroviamo nei testi di Convergenze, soprattutto nella bella poesia “Assonanze”.

La consapevolezza dello scorre del tempo e dello scivolare via della vita è, senz’altro, più evidente in Approdi e culmina nella coscienza dell’apprestarsi inesorabile della morte, della notte, ma anche nella piena adesione all’idea che “ancora scorrerà la vita, | ma non più nostra. Ancora dolce e calda | d’incontri, di scoperte, di visioni, | ma non per noi...” (p. 106).

Dal percorso poetico di Ferdinando Banchini si arguisce un suo osservare e vivere le gioie e i dolori della vita sempre con una partecipazione intensa, spesso ancora con stupita meraviglia. L’uso di un lessico ricercato e ridotto accentua l’impronta di intima liricità di queste poesie, che proprio per essere state tradotte in tante lingue si aprono al mondo.

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