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Ketty Daneo. Poesie scelte (1950-1992)

Franca Olivo Fusco ha scritto il saggio Ketty Daneo. Poesie scelte (1950-1992) (BastogiLibri, 2017) sia per rendere omaggio alla figura di una poetessa e scrittrice triestina, che per oltre mezzo secolo ha avuto un ruolo significativo nello scenario letterario della città, sia per ricordare un’amica speciale che l’ha incoraggiata a scrivere versi.

Nella prima delle due parti in cui si divide l’opera critica, l’Autrice, a quasi vent’anni dalla morte di Ketty Daneo (Trieste, 1908-1998), propone ai lettori un cospicuo numero di poesie selezionate dalle nove raccolte da lei edite nel corso del tempo. La prima intitolata Al di là del fiume è del 1950, l’ultima, Sulle tempie del mondo il sangue batte sofferenza e amore, è invece del 1992. A distanza di ben quarantacinque anni (1995) invece la poetessa dà alle stampe Il liuto del confine, un’antologia in cui inserisce molte delle poesie già pubblicate negli altri libri, eccetto cinque inedite.

Nella ricca bibliografia della Daneo sono però presenti anche libri di narrativa per adulti e ragazzi e un testo drammatico. La sua scrittura, infatti, abbraccia più generi letterari: poesia, prosa e teatro.

Franca Olivo Fusco, nella seconda parte del saggio, la meno corposa, parla della vita della poetessa-scrittrice, donna riservata e affascinante, e dell’intenso rapporto d’amicizia che le legava, consolidato anche dalla comune passione per la poesia.

I testi proposti sono da lei analizzati e commentati. E con sensibilità, acume e competenza individua le sfaccettature della poetica dell’amica. Già nella prima delle sue sillogi rileva quelli che saranno i temi portanti della sua produzione poetica – «la vita, la malattia, la morte, l’amore per il marito, gli affetti familiari (la madre, i fratelli), l’attaccamento alla città natale e al Carso, la fede, la seconda guerra mondiale» (p. 16) – e la sua grande capacità di conferire agli elementi naturali «i sentimenti, le emozioni, persino le azioni degli esseri umani» (p. 20).

Grazie a una meticolosa analisi, la saggista mette in luce le analogie della poesia della Daneo con quella di altri poeti (Giuseppe Ungaretti, Umberto Saba, Ada Negri, ecc.) o gli influssi da essi esercitati sulla sua scrittura; individua i rimaneggiamenti fatti in alcune composizioni (ad esempio Opificio), mentre in altre identifica termini usati raramente nel linguaggio poetico (come in Giorni alla Maddalena). Capta inoltre i mutamenti avvenuti nel suo stile, evidenziando, ad esempio, il fatto che i concisi versi giovanili con gli anni si dilatano, diventando più lunghi e discorsivi.

Con questo saggio, dunque, la Olivo Fusco dà l’opportunità di conoscere i versi di Ketty Daneo, mai banali, sempre traboccanti di significati profondi e intrisi dei suoi più intimi sentimenti sia di gioia che di dolore. In questi «Dal viaggio egli ritorna questa sera: / non è il tramonto, / è il cuore mio che gli va incontro / e colora l’aria» (p. 26) esprime il grande amore che prova per l’amatissimo marito Renato; in questi altri invece palesa tutto il proprio dolore per la sua imminente morte: «Sono distesa lungo il tuo fianco, / inchiodato, sei, da mesi, prossimo / a diventare scheletro./ Quando m’inoltro nei roveti di me stessa / e so che non potrai guarire / quando la logica marcisce, / il mio dolore è uno squarcio illeggibile. / Una scure scalpella il cuore / e il sangue cresce, fluisce / come un fiume nelle vene» (p. 63).

E, secondo me, chi legge le composizioni di questa poetessa triestina non può non condividere l’opinione del critico Giorgio Bárberi Squarotti sulla sua poesia, definita «profondamente vera e umana, che davvero raramente è dato di incontrare, e non soltanto oggi» (p. 59).

Recensione
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