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La città e l'anima

Il tema prevalente della raccolta di Anna Santarelli La città e l'anima, come si evince dal titolo, è la città osservata attraverso il filtro dell’intimità della poetessa.

Anna Santarelli vive la propria realtà quotidiana tra le «strade strette e case abbracciate nei vicoli» (p. 15) della sua città, ne attraversa le piazze, ne assapora gli spazi verdi e le linee d’acqua tracciate dal fiume sulle cui rive sorge, ne cattura le sfumature per dargli voce poetica attraverso la sfera dei propri sentimenti.

Nelle poesie della sezione Profili, la prima delle tre in cui è divisa la silloge, non parla soltanto della città in cui vive, ma anche di alcune visitate in luoghi diversi e ne descrive le caratteristiche salienti in versi liberi e armoniosi. Nella composizione dedicata a Portovenere scrive infatti: «È un caruggio dipinto il suo cuore / case intime e raccolte, intorno / l’edera abbarbicata alla pietra / l’agave che serba memorie di sole / il sonno docile e appartato dei gatti» (p. 19). In Ricordando Lisbona decanta invece alcune particolarità della capitale portoghese con questi versi: «Mi avvinsero il tuo sguardo di luce / il corpo adagiato sulla riva del Tago / le strade inerpicate sulle colline / l’energia e l’aria frizzante del Chiado» (p. 13).

Nella sezione successiva (Paesaggi d’anima) dominano invece gli spazi dell’interiorità della poetessa, la quale servendosi di comparazioni naturalistiche e di giochi di luci e ombre dà corpo ai propri moti emozionali e più intimi: «È in un campo di grano che l’ora / gravida di luce stermina le ombre / ogni pensiero, ogni linea tinge d’or» (p. 30); «Si spoglia dei veli l’anima/ sola vicina alla terra / abbozza i profili di un sogno / in disegni di quotidianità» (p. 37). Anche l’acqua e le peculiarità delle variazioni stagionali diventano elementi su cui impianta liriche similitudini con i propri stati d’animo: «A tutti noi appartiene l’acqua / vibriamo nello sciabordio dell’onda / nel moto ineludibile della risacca» (p. 29); «Ha forme d’anima marzo / ripone il bagaglio pesante / evapora grigi freddi pensieri / in grembo alla verde stagione» (p. 39).

Nella terza e ultima parte della raccolta, la poetessa parla della periferia della città e afferma che la preferisce al centro, perché non ci sono soltanto cemento e mattoni ma «case che rispettano / distanze ma conoscono il dialogo / la gioia di un fazzoletto d’erba / la rosa bianca di novembre / il giallo dei narcisi a primavera» (p. 53). In periferia “il volto grigio e anonimo della città” con i suoi «Grigi marciapiedi segreti testimoni / di mille inizi e altrettante conclusioni / di ruvide mancanze e chiare coincidenze» svanisce e acquista una dimensione più colorata e a misura d’uomo.

In alcune poesie tratteggia inoltre delle scene di vita viste in città che mettono in evidenza nuovi modelli comportamentali. Vede, infatti, uomini e donne seduti ai tavoli dei bar che si concentrano sullo schermo di uno smartphone estraniandosi dalla realtà che li circonda. Sono infatti connessi “su sentieri immateriali” di un mondo virtuale nel quale perde valore sia il senso del tempo sia il calore del contatto umano.

Anna Santarelli nella raccolta La città e l'anima sa misurare le parole e sa rappresentare le potenzialità liriche degli elementi naturali per esprimere i moti della propria anima e le sue riflessioni spesso sconfinanti in flash dal sapore filosofico. Lo stile è personale ed elegante, i contenuti condivisibili, le immagini ben costruite.

Recensione
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