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La breve silloge di Giorgina Busca Gernetti, La memoria e la parola, ha conseguito il primo premio nella XXVI edizione del Premio Letterario “Il Portone” ed è stata pubblicata proprio a seguito di questa sua premiazione.

La presentazione di Nazario Pardini, con grande acume e sottile analisi, introduce e apre al lettore il mondo poetico della poetessa: “Silloge varia quella di Busca Gernetti che alterna versi brevi a versi di più ampio respiro in una trama metrica che denota tecnica poetica e profondità di esperienze umane. Qui note interiori e versificazione si completano in una effusione musicale arrivante e persuasiva”.

La biografia esistenziale dell’autrice costituisce il tema portante delle liriche. Memorie del tempo dell’infanzia ritornano caricandosi di nostalgia e dell’amara consapevolezza che il passato non può essere cambiato e, di conseguenza, anche le parole non dette resteranno sospese come pesanti macigni nel silenzio dell’anima.

Nel poemetto Colloquio con la madre, che compone la seconda sezione della raccolta, si delinea un atteggiamento mentale liberatorio che si serve di un registro ricco di tensioni emotive e umane di grande coinvolgimento. Un complesso rapporto madre/figlia, mai sanato, si snoda attraverso i versi, nella ricerca disperata da parte della poetessa di un’alternativa nuova, la quale renda ancora possibile una qualsiasi apertura di comprensione: “...Verrò ancora da te con rose fresche | e ancora parlerò dei giorni amari | per cancellarli dal nostro passato, | finché rimangano soltanto | i petali leggeri delle rose.”

La poesia per Giorgina Busca Gernetti, in questa silloge, diviene specchio di un percorso interiore difficile affrontato con coraggio per riuscire a portare nel suo presente i riverberi di una nuova consapevolezza morale.

Recensione
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