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La Sirena

Antonietta Benagiano, scrittrice, poetessa e saggista pugliese, è l’autrice dell’interessante e coinvolgente poemetto La Sirena (Edizioni dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli, 2018; con traduzione in inglese di Maria Stella Maniglia), in cui racconta la drammaticità della guerra attraverso lo sguardo ingenuo e puro della piccola Ninì e i risvolti psicologici ed emotivi che la violenza dei suoi eventi esercitano su di lei.

Roberto Pasanisi, nella Prefazione, non solo indica in modo preciso i tempi della Seconda Guerra Mondiale in cui si snoda la storia, ma con le sue parole riesce anche a cogliere in maniera acuta le sottigliezze metaforiche racchiuse nella trama di questo nuova opera della Benagiano. Scrive, infatti, che essa «con drammatica intensità scenografica e sentimentale si intreccia con lo sfondo storico, che va dall’attacco inglese dell’11 novembre del 1940 e dalle operazioni della Regia Marina nel golfo di Taranto all’attacco di Pearl Harbor fino ai tragici eventi del ’43 in Italia».

“La sirena” di cui si parla nel poemetto, come si evince dai suoi contenuti, è quella il cui suono lungo e lugubre preannunciava l’inizio e la fine dei bombardamenti durante il conflitto. La prima parte delle tre di cui è composto, Terrore, si apre proprio con il suo inquietante suono e con i rumori delle bombe inglesi che, la notte tra l’11 e il 12 novembre del 1940, colpendo le navi della flotta italiana esplodono svegliando gli abitanti della città pugliese. Mentre le bombe cadono con grande fragore sul Mar Piccolo e sul Mar Grande, Ninì, il fratello e i genitori, come tante altre persone, corrono al rifugio, incuranti della pioggia che li bagna. E, solo quando la sirena suona di nuovo per avvisare che il bombardamento è finito, tutti tornano alle loro case: gli adulti pieni di angoscia per la sorte toccata ai loro ragazzi che combattono e maledicendo la guerra e la crudeltà di chi la scatena; i bambini, invece, scossi, ma ancora con la voglia di giocare.

Nella seconda, Normalità come si può, la poetessa descrive lo sforzo dei genitori di Ninì, durante le feste natalizie e nei mesi successivi all’attacco, di dare una parvenza di normalità alla loro vita familiare, nonostante il coprifuoco e le tante difficoltà quotidiane da affrontare, come la scarsità di cibo e la mancanza di sicurezza e serenità.

Nella terza e ultima parte del poemetto, Bombe da opposti fronti, la Benagiano si sofferma su altri episodi tragici accaduti a Taranto, dopo le dimissioni di Mussolini e la nomina di Pietro Badoglio a Capo del Governo. Nell’agosto del ’43, infatti, la città è sotto un doppio tiro: quello dei tedeschi e quello degli alleati. Iniziano di nuovo a cadere bombe, questa volta sganciate dagli anglo-americani, provocando altri morti, mentre pericoli e fame minacciano sempre più la vita degli abitanti. Ninì, intanto, è testimone e protagonista di eventi più grandi di lei. La spensieratezza della sua infanzia, infatti, è sgretolata per sempre dalla morte dell’amico Mario e dalla triste consapevolezza di lasciare la propria città come tanti altri sfollati, ma con la certezza che lei non ci sarebbe tornata mai più.

In La sirena, Antonietta Benagiano dimostra una grande attenzione per i temi civili, etici e sociali, un forte senso di solidarietà per le vittime dei conflitti, una sentita partecipazione al loro dolore e una grande sensibilità per i traumi psicologici causatigli dagli eventi bellici. Riflette, inoltre, e fa riflettere i lettori sull’assurdità della guerra – durante la quale «fratelli non sono più gli esseri umani» (p. 13) –, sui suoi effetti scioccanti sull’esistenza delle persone, con particolare attenzione a quelli subiti dai bambini.

Il suo stile è ricercato, vivace ed elegante, il linguaggio sintetico ed espressivo, ricco di espressioni onomatopeiche, mentre i contenuti presenti nel poemetto sono densi di riferimenti storici, pieni di valori umani e sociali.

Geo Vasile, nella Nota critica a fine libro, rileva che «La scrittrice massafrese crede come Brecht che la pace si possa costruire SOLTANTO con la pace e che nessuna guerra potrà mai essere giusta». Un messaggio forte e chiaro, dunque, si sprigiona dai versi della Benagiano, quasi una preghiera rivolta a ogni uomo e donna affinché ci sia: «Pace pace pace! / Non più sirene / non più / non più…» (p. 21).

Recensione
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