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La vicenda umana di Attilio Mlatsch, una ricostruzione possibile tra ipotesi e verità

Nel saggio La vicenda umana di Attilio Mlatsch, una ricostruzione possibile tra ipotesi e verità, Lucia Gaddo Zanovello basandosi su testimonianze attendibili e vecchi documenti ripercorre le tappe più significative della vita del nonno materno da lei mai conosciuto, perché morto prima che nascesse in un campo di prigionia tedesco.

Il Capitano Attilio Mlatsch (Trieste, 26/09/1895 – Hammerstein, Pomerania, 11/11/1944), esperto di crittografia, fu infatti arrestato, mentre svolgeva il proprio lavoro nella caserma Oreste Salomone di Padova in Prato della Valle, dai miliziani hitleriani nei giorni seguenti l’annuncio dell’armistizio (8 settembre del 1943) fra l’Italia e gli eserciti alleati da parte del maresciallo Pietro Badoglio. E, siccome si rifiutò di combattere per il Reich o per la Repubblica di Salò, fu deportato, insieme ad altri militari italiani, nel campo di concentramento di Hammerstein in Pomerania, dove morì un anno dopo circa.

Nel primo capitolo del libro, l’autrice parla della famiglia del nonno e si chiede quale sia l’origine del suo cognome trasformato in “Milazzi”, dopo l’obbligo del 1927 da parte del regime fascista di italianizzare tutti i cognomi stranieri. Mancando, però, notizie certe a riguardo può solo fare delle supposizioni. Nei capitoli che seguono, invece, grazie al suo minuzioso lavoro di ricerca, tenta di ricostruirne la biografia e di scoprire quali eventi storici hanno influenzato il corso della sua vita.

Viene così a conoscenza che Attilio visse l’infanzia e l’adolescenza nella cosmopolita Trieste, città che dal XIV secolo era sotto l’autorità degli Asburgo e che soltanto alla fine della Grande Guerra, nel novembre del 1918, fu unita all’Italia.

Dal 1914 al 1924, purtroppo, la scrittrice non riesce a trovare nessuna notizia sul suo vissuto. Solo dal 1924, infatti, è in grado di asserire che egli si reca spesso a Padova, città veneta nella quale si trasferirà. Lì Attilio si sposerà, avrà dei figli – tra cui, Laura, sua madre – e si iscriverà al PNF (Partito Nazionale Fascista), nel quale risulta inquadrato militarmente con la qualifica di Capitano come Ufficiale di complemento.

Nel libro si ricorda che l’iscrizione al partito era obbligatoria per i lavoratori pubblici e per molti di quelli privati.

Attilio Mlatsch, dunque, a causa del rifiuto di collaborare con i tedeschi o di affiancare i fascisti della Repubblica di Salò, muore di stenti e maltrattamenti, a soli quarantanove anni, durante la prigionia nel lager di Hammerstein. La scrittrice, però, nel saggio, evidenzia anche che per lo stesso motivo altre decine di migliaia di soldati italiani furono catturati e spediti nei campi tedeschi e che Hitler, affinché non fossero tutelati dalle Convenzioni di Ginevra, li classificò come Internati Militari Italiani (IMI) invece che prigionieri di guerra. Ricorda, inoltre, che all’epoca il coraggio, il sacrificio e il contributo alla “Resistenza” di questi uomini per la loro Patria furono ignorati o sminuiti e che soltanto recentemente si è iniziato a rivalutare il loro comportamento e a dargli il posto che meritano nella Storia.

Il libro di Lucia Gaddo Zanovello, oltre a essere fornito di un ricco “Repertorio documentario e fotografico” e a riportare notizie dettagliate e interessanti sulla Seconda Guerra Mondiale e sui periodi storici trattati, ha l’intento di non far cadere nell’oblio vicende umane come quella del nonno (da lei ricostruita non solo attraverso i documenti ma anche con grande sensibilità), perché sono storie di uomini, a volte loro malgrado, travolti dalla violenza e dai drammi generati dalle guerre.

Recensione
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