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I motivi ispiratori delle poesie della raccolta L’età dell’oro e della ruggine, di Claudia Manuela Turco con prefazione di Domenico Cara, sono stimolati da esperienze personali o episodi di attualità, riflessioni o emozioni provate.

In “Frammenti di donna”, l’autrice mostra grande sensibilità per le conseguenze di carattere psicologico e morale sulle donne vittime di violenze sessuali o maltrattamenti, episodi drammatici che sempre più spesso appaiono sulle pagine dei giornali o vengono messi in risalto nelle trasmissioni televisive. A volte, sottolinea, si scopre che questi soprusi fisici e psicologici non sono commessi da estranei ma dagli stessi componenti del nucleo familiare della vittima e si consumano nell’intima complicità dell’ambiente familiare. Spesso la donna viene anche lasciata sola con i suoi sensi di colpa non reali, con le sue angosce, col suo pesante fardello di verità ingombrante ed “Allo specchio | i seni nudi | divengono | occhi spietati”.

Dolore e sofferenza, scaturiti da radici diverse, sono presenti anche in “Cicatrici nascoste”. L’infanzia non vissuta, a causa di problemi ortopedici, lascia segni indelebili nella personalità del futuro adulto e anche se le ferite del corpo rimarginano cicatrici profonde restano, soprattutto, nell’anima. Nelle parole della poetessa si avverte il rammarico per l’infanzia perduta e per essere cresciuta senza la possibilità di vivere una delle “età dell’oro” della vita che, invece, si è trasformata in “età della ruggine”.

Una composizione che si riallaccia alle precedenti è “Tra parentesi”, in essa è presente ancora una volta la sofferenza. Una sofferenza diversa originata dal disagio di vivere in una società nella quale le persone sensibili, e in particolar modo i poeti, sono costretti a rifugiarsi in un proprio spazio, rinchiudersi “tra parentesi”, perché si sentono non facenti parte di una contemporaneità estranea al loro modo di sentire, di un mondo nel quale i versi diventano inutili e la voce della poesia viene inglobata dal freddo mondo informatico diventando “La voce dei pixel”.

Nella raccolta note esplicative accompagnano molti dei testi, come a voler aprire con il lettore un dialogo ancora più sincero e più comprensibile. Un dialogo variegato, dove a tematiche sociali e attuali, si affiancano frammenti di intimo sentire che parlano di sentimenti, come l’amore, oppure evidenziano descrizioni di quadretti paesaggistici o di luoghi; questi componimenti si discostano dagli altri per i temi che trattano, per l’uso di parole meno crude o forti, che addolciscono il linguaggio, e per la maggiore brevità. La silloge, quindi, anche se non divisa in sezioni, risulta composta da due generi di testi che presentano, tuttavia, alcune analogie: frasi brevi, con uso frequente del punto e immagini poetiche come le stelle, il vento, il cielo, la neve, il sangue. E, tra queste, emergono la figura del Poeta e la parola poesia, come se Claudia Manuela Turco volesse ribadire che, nonostante tutto, è sempre il Poeta a parlare del proprio tempo e che è proprio la poesia, ieri come oggi, lo strumento per farlo.

Recensione
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