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Nei suk della storia

La storia, nei tre poemetti raggruppati nella raccolta Nei suk della storia, non è vista da Maria Gloria Grifoni come “maestra di vita”, bensì come caos, come un mercato dove si vendono e comprano merci, si contratta e vocia.

Con un linguaggio che a tratti si colora di irrazionalità e visionarietà, l’Autrice, fin dai versi introduttivi del primo poemetto, A come America, tratteggia un ritratto sconcertante e negativo della società contemporanea. La descrive infatti come una società allo sbando, corrotta, malata di consumismo, senza più punti di riferimenti e solidi valori, nella quale non sembra esserci più posto per i sentimenti e la spiritualità. Nell’individuo prendono il sopravvento le pulsioni istintive e primordiali, l’interesse per le cose materiali e profane, l’indifferenza verso l’altro.

Maria Gloria Grifoni si serve di metafore, di numerosi termini legati alla sfera sessuale e religiosa e di richiami mitologici, per sottolineare non solo l’allontanamento dell’uomo di oggi dalla fede, ma anche la sua crescente solitudine e inquietudine esistenziale. Fa notare inoltre come le contraddizioni crescenti di questa società sempre più tecnologica, lo spingano a distaccarsi dal mondo reale per rifugiarsi in quello virtuale, mentre la sua esistenza ruota intorno a “pillole” «scatolette Campbell’s intestini amore e…| tv… indicatore di livello» (p. 21).

Nel secondo poemetto – che dà il titolo al libro –, Nei suk della storia, un’angoscia spirituale, carica di dubbi e priva di punti d’approdo, sembra invadere l’anima del singolo. La fede diventa «un’abitudine stanca» (p. 60) e sconsolato si chiede: «dov’è il Padre?» (p. 53). La città, invece, con i suoi squallidi rumori si trasforma in un luogo dove «Il popolo| passa da un giorno all’altro» (p. 58) e una folla anonima si muove con indifferenza.

Il terzo poemetto intitolato Il canto di Giuda, che si discosta dagli altri due per forma e genere, non per contenuti, è un breve pezzo teatrale, nel quale la figura di Giuda Iscariota, è rivisitata in una veste moderna. Giuda infatti viene visto come vittima del proprio destino malvagio, che gli assegna il ruolo di traditore. E mentre è dilaniato dall’angoscia e dal tormento, e la storia continua il proprio “ballo satirico” (p. 11), il lamento della sua anima si tramuta nell’urlo di un uomo, cosciente del fatto che di lui «si sono serviti e si servono per costituire fraternità e tirannie, per celebrare e perseguitare» (p. 87).

Nonostante dalle parole di Maria Gloria Grifoni traspaia una visione negativa del tempo in cui vive (e nel quale viviamo), nella raccolta, mentre guarda non solo verso l’alto ma anche all’uomo, alla sua parte migliore per sconfiggere la “lebbra di un infinito vuoto” (p. 58; p. 86), si avverte il suo bisogno di certezze e di speranze.

Recensione
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