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Dalla lettura della raccolta Nel viaggio di Giovanni Parrini, pubblicata da LietoColle e con prefazione di Neuro Bonifazi, traspare la propensione dell’autore all’uso di un registro discorsivo nel quale non si incontrano frequenti spunti lirici. Questa caratteristica permette al lettore di cogliere, con maggiore immediatezza, la sua capacità di trasportare in versi alcune peculiarità della realtà contemporanea legate alle nuove conquiste tecnologiche e, soprattutto, all’elettronica.

I messaggi che invia attraverso alcune poesie (come in Per questi elettroncini) sono intimamente inquietanti per le supposizioni e per le riflessioni sulla vita o sull’illusione di vivere: "Per questi elettroncini, | popolo che in silenzio s’affatica | a portare algoritmi, | far vivere un programma, | potremmo essere noi la trascendenza, | il divino che è muto | dietro lo schermo nero, proprio noi, | brutto poter che ascoso gli prepara | tale o tal’altro scherzo circuitale. | Noi i padroni di niente, | come loro".

Proprio le riflessioni sull’esistenza, comparata ad un viaggio (similitudine molto amata dai poeti) “...coi suoi transiti, | affascinanti e tristi, con le sue | mete diverse e provvisorie, unite | da fili faticosi...” (p. 13), sono presenti fin dalla prima composizione della silloge e ritornano con una certa insistenza. La vita è, dunque, per il poeta un viaggio in continuo mutamento e, durante il suo tragitto, basta riguardare un “vecchio quaderno” o risentire il “profumo di crema e zucchero” per riportare alla mente tappe ormai lontane, fatte di momenti e cose caratterizzanti altri tempi, forse ormai un’altra epoca. Egli fa intuire, inoltre, come i mutamenti vertiginosi, che si sono verificati in questi ultimi anni, provochino una frattura nell’individuo aumentando il suo senso di insicurezza e i suoi dubbi esistenziali.

Questi disagi interiori sembrano riflettersi anche nell’andamento dei versi, l’enjambement è frequente, e il loro spezzarsi manifesta malessere, la paura di diventare “un’onda di frequenza uguale | a tante...” (p. 42) in balia degli eventi senza esserne parte attiva.

Giovanni Parrini anche nei testi più apertamente autobiografici parlando del passato non manifesta mai un’eccessiva nostalgia, ma solo una leggera malinconia per le cose semplici e genuine perdute. Questa pacatezza espressiva – unitamente all’uso di parole pertinenti alla sfera del mondo digitale –, è una caratteristica presente in Nel viaggio e gli conferisce un’impronta poetica prettamente personale.

Recensione
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