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Nota introduttiva a
C'era una volta lo sport
di Sergio Puggelli

Nicoletta Corsalini

Impossibile non riconoscere anche nelle pagine di questo nuovo libro, C’era una volta lo sport…, l’impronta inconfondibile delle caratteristiche umane e letterarie di Sergio Puggelli.

La sua indole lo spinge ad osservarsi intorno con sguardo acuto e rilevare avvenimenti, cambiamenti, comportamenti. Li soppesa, poi, sulla bilancia del suo sentire al fine di rilevarvi l’humus positivo e negativo, riflette su di essi e matura le sue conclusioni. Gioisce di fronte ad eventi e persone che riescono a costruire qualcosa di buono per sé e per gli altri, si indigna, se al contrario, da essi scaturisce qualcosa di non buono.

Quando il suo disappunto raggiunge vette molto alte, nasce in lui la voglia di scrivere per far sentire la sua voce, il suo pensiero. Niente riesce più a trattenere la sua impetuosità e scrive, scrive per far partecipi anche gli altri di quello che lui ha rilevato. Nascono così saggi e romanzi mai banali, perché in essi non si esprimono solo le sue convinzioni soggettive su una società che si corrompe sempre più in nome del dio denaro, ma interviene anche un giudizio oggettivo coadiuvato dalla sua professione di psicologo.

Queste caratteristiche, fuse insieme all’animo indagatore e sensibile dello scrittore, formano una miscela che gli permette di scrivere con stile semplice e comprensibile, supportato da esempi chiarificatori. Il lettore può, così, fruire di una lettura non stancante, la quale, induce a riflettere ed a porsi domande, e, suppongo che, proprio questo sia il suo intento.

In questo libro, Sergio Puggelli, affronta un tema molto attuale, quello del deterioramento dei valori dello sport nella nostra società. Ripercorre, nelle sue righe, il suo tragitto attraverso i secoli e soffermandosi sulle difficoltà in cui si dibatte oggigiorno, cerca di analizzarne le cause mettendo in moto tutta la gamma di mezzi ed esperienze personali di cui dispone, fra le quali quelle di atleta e allenatore.

Passa al setaccio vari problemi, tra cui: la decadenza di valori morali in diverse società sportive, in alcuni atleti e dirigenti; le difficoltà di fronte alle quali si trovano gli operatori onesti, che, non cercano solo proventi economici ma anche di infondere nei giovani, o in chiunque si avvicina ad esso, passione, gusto della convivenza civile, della solidarietà, della trasparenza.

Lo sport, dunque, visto come maestro di vita, i cui insegnanti, gli allenatori, dovrebbero essere soprattutto educatori ed essere supportati nel loro compito dalle stesse società e dai genitori dei ragazzi. Proprio a questo proposito, sono rimasta sconcertata nell’apprendere che, in base all’esperienza dell’autore, alcuni genitori pensano maggiormente a realizzare i propri sogni tramite i figli invece di sostenerli seriamente e amorevolmente nell’esperienza sportiva.

Essendo anch’io mamma, trovo un simile comportamento assurdo e penalizzante nei confronti dei figli e di coloro che seriamente cercano di dare ai ragazzi, non solo una preparazione atletica, ma anche una buona formazione psico-fisica.

I suddetti modi di fare, ed altri similari, sono deleteri per l’individuo e per la collettività, così che, anche noi lettori, ci chiediamo, insieme all’autore, se lo sport è destinato a morire nella violenza dei campi da calcio, nei portafogli dei managers delle società, nella voglia di prevalere ad ogni costo…

Nonostante l’amara denuncia del malcostume imperversante in questo mondo, nelle sue conclusioni, Sergio Puggelli, fa trasparire chiaramente la speranza che esso possa tornare ad esprimere valori sociali puliti. La speranza è riposta nell’educare l’atleta, sia a livello agonistico che amatoriale, a vivere lo sport con impegno e semplicità e, ad essere disponibili, quando è il momento di smettere di praticarlo in maniera attiva, a trasmettere il proprio bagaglio di esperienze con serenità e serietà.

Mentre leggevo quest’ultimo libro di Sergio, ho avuto la netta sensazione di sentirne le frasi scandite dalla sua voce forte e decisa, quella stessa voce che sento quando interviene negli incontri dell’Associazione “Il Castello”, la “nostra Associazione”, di cui è socio da sempre, o quando discutiamo di letteratura ed altro.

So che, afferma sempre ciò in cui crede e combatte, con penna e parole, affinché si realizzi e, questo, è sicuramente un pregio che appartiene a poche persone ma non di poco valore.
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