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Perché la vita sia… e altre poesie

La particolare collana (“Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio” di Guido Miano Editore) in cui è inserita la silloge Perché la vita sia… e altre poesie (2018) di Giovanni Tavčar, «non ambisce a esaurire una rassegna della poesia italiana contemporanea, quanto piuttosto a indicare di taluni autori un solco di scrittura nella quale sia da individuare una sorta di fratellanza d’arte» come «Richiami, comunanze, affinità con testi di autori europei» (Premessa).

Le composizioni di Perché la vita sia… e altre poesie, infatti, dopo un’accurata selezione basata sul tema in esse affrontato, sono state raggruppate in tre sezioni dai titoli chiarificatori: Le problematiche dell’essere in Giovanni Tavčar e Antonio Colinas, L’incanto della memoria in Giovanni Tavčar e Paul Verlaine e Il tema della Natura Medicatrix in Giovanni Tavčar e Arno Holz. Ciascuna delle tre parti è introdotta da interessanti commenti critici di Angela Ambrosini, Francesca Luzzio, Guido Miano, nei quali vengono appunto rilevate le affinità tematiche del poeta triestino con quelle degli autori stranieri indicati.

Il tema predominante nella prima sezione del libro, Le problematiche dell’essere, è quello del tempo, percepito da Tavčar come un indifferente e impietoso tiranno che scorre consumando vita. Già nei versi della prima poesia che apre questa parte, non a caso intitolata proprio Tempo, infatti, scrive: «Il tempo travolge / vorticoso / i giorni, i mesi e gli anni. // Così passa la vita, / zigzagando / lungo sentieri / scoscesi ed oscuri». Nonostante sia consapevole che il suo cammino terreno, come quello di ogni uomo, sia segnato dalle tracce impresse dai «morsi / selvaggi e feroci» (Nessuna valida difesa) subiti dall’“l’ingiuria del tempo”, percepisce che esso lo condurrà in un luogo misterioso «dove tutto / deve ancora compiersi / e realizzarsi, dove il senso della vita / ci viene / finalmente svelato, / dove presente e futuro / si fondono / in un eterno sospeso, / privo di albe e tramonti» (Eterno sospeso).

Nella seconda parte, invece, il poeta si immerge, quasi per gioco, ne L’incanto della memoria, con l’intento di riportare a galla ricordi del passato per «ritrovare gli slanci arditi / di un tempo, / reinventare nuovi percorsi / d’amore, / ricostruire armonici paesaggi / di fantasia, / abbeverarsi alla fonte / dei sogni…» (Gioco), e poter così di nuovo riassaporare, anche se per pochi attimi, quel gioioso e giovanile gusto di vivere che, col passare degli anni e in certe giornate colme di malinconia, sembra venir meno bruciato dalla consapevolezza che indietro non si torna.

In Il tema della Natura Medicatrix, ultima sezione, la natura si fonde con il sentire del poeta e, mentre lo abbraccia «nel suo manto balsamico / e rigenerante», mitiga le sue inquietudini esistenziali. E, quando lui ne osserva i colori e le bellezze o ne ascolta i suoni e odora i suoi profumi, gli regala anche momenti di autentico stupore, che contribuiscono a fargli rinascere dentro la speranza che “nuove stagioni dell’anima” lo attendano.

La poesia di Giovanni Tavčar è limpida, scorrevole, musicale, rivelatrice dei suoi pensieri e delle sue emozioni. Mai aggressiva o irriverente, trasmette con pacatezza e immediatezza l’intimo sentire del poeta al lettore.

Recensione
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