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Prefazione a
Gocce di stagno
di Guerriero Dell'Orso

Nicoletta Corsalini

Si percepisce subito, nelle poesie che Guerriero Dell’Orso ci propone in Gocce di stagno (sua opera prima), una naturale capacità espressiva che spazia dalle riflessioni sugli eventi della propria vita a quelle su alcuni problemi del mondo circostante.

I due universi, quello individuale e quello universale, si intersecano e si sovrappongono, condividendo paesaggi naturali e richiesta di giustizia per “i fratelli” e per la natura stessa.

Il suo intimo sentire è intriso di immagini venate di malinconia dettate dalla consapevolezza che “il tempo scorre in fretta”, “consuma” il corpo e “accorcia la vita” finché la morte, il buio, l’ignoto prenderanno il sopravvento. Le ataviche paure dell’animo umano dell’ignoto si riaffacciano nell’intimo del poeta e l’unica consolazione sembra essere dettata dal sapere che nuove piante germoglieranno dalla propria vita continuando il ciclo naturale dell’avvicendarsi della nascita e della morte. Così, nuove vite, nuove gocce, confluiranno nello stagno dell’esistenza per poi dissolversi in un moto perpetuo quale è il destino dell’uomo.

La poesia di Guerriero Dell’Orso è attraversata da presenze costanti: “il sole” sorgente di luce, “la terra” elargitrice di frutti, “l’acqua” fonte di vita, “il vento” eco di voci lontane, “l’uomo” figura ambivalente dove convivono il bene e il male e, soprattutto, “l’amore” per la sua donna, per la figlia, per gli altri e per la natura.

E’ proprio dal suo “cuore malato d’amore” e di sensibilità che scaturiscono versi spiritualmente profondi che diventano preghiere per “chiedere a Gesù che | pretenda la pace tra i popoli”, a Dio di “nutrire tutti i suoi figli” e di concedere a lui “l’eternità | accanto alla donna che” ama ed è questa profonda fede nel divino che illumina di speranza il cammino poetico dell’autore.

La sua è, però, anche una “malattia” che trasporta nei versi parole esprimenti calda passionalità e tenerezza per l’amata. Il corpo femminile, i capelli, le labbra diventano particolari degni di ammirazione mentre le mani, gli occhi, il volto diventano “specchio dell’anima”, strumenti per parlare, capirsi e coltivare un rapporto amoroso che scavalchi i confini del tempo.

La natura è sempre presente nella poesia di Gocce di stagno, fin dal titolo della raccolta. Essa diventa protagonista di numerose liriche, delle tre sezioni in cui è diviso il libro, con i suoi elementi più belli: i tramonti, le albe, gli alberi, gli uccelli, i fiumi ecc… Dona ai versi tonalità diverse di colori, mentre le similitudini e le metafore presenti acquistano delicatezza e il ritmo si distende con più pacatezza.

L’enjambement si affaccia in modo naturale alla fine di molti versi caratterizzando, insieme all’uso di svariate parole non usitate nel linguaggio poetico, il modo di scrivere dell’autore.

Un poeta dall’animo sensibile, Dell’Orso, che percepisce l’umiliazione e la sofferenza dei popoli affamati, la crudeltà della guerra, le angherie a cui è sottoposta la natura in nome del progresso ma che crede ancora nell’uomo, nella sua parte migliore. Parte in cui l’amore e il divino trascendendo il soggettivo si incanalano verso una dimensione universale per cercare di costruire un mondo più giusto dove respirare e sentire ogni giorno “ il profumo della vita” non il profumo del dolore e dell’angoscia.

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