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Prefazione a
La stoffa in cui credo
di Massimo Rosati

Nicoletta Corsalini

Dopo aver letto il libro di Massimo Rosati, La stoffa in cui credo, rilevandone alcune peculiarità, si è fatta strada nella mia mente l’esigenza di ampliare la Collana Crisalide. È nata così Crisalide Bianca, per accogliere scritti di generi diversi dalla poesia e dalla prosa, con libertà di contenuti e di formato.

Il libro del Rosati, infatti, sebbene costruito su un impianto unitario di stampo autobiografico, e senza nette divisioni in sezioni, tratta due argomenti distinti: uno narra della sua vita l’altro, invece, illustra e annota le sue conoscenze tecniche sulle modalità di produzione dei tessuti e dei macchinari necessari per attuarla. In entrambi i casi, però, non mancano considerazioni di carattere storico, economico e sociale.

Nella città di Prato, i ritmi delle fabbriche e degli stanzoni – dove i telai battevano rumorosamente e la tela scorreva avvolgendosi alla carretta – hanno scandito per anni le ore lavorative di diverse generazioni e quelle dell’autore.

Fin da adolescente, il Rosati, ha operato nel settore del tessile con un’attività artigianale in proprio. Ha alternato alle tante ore di lavoro quelle di studio e svago, portando avanti con tenacia e passione le cose nelle quali credeva. Ha dimostrato coraggio, e intuito, chiudendo la propria attività non appena ha avuto sentore di una crisi imminente, affrontando senza timore nuove difficoltà fino al momento in cui nel “fondo del barattolo” ha trovato un amaro licenziamento.

Oggi, con questo libro vuole trasmettere, tra le altre cose: “le vicissitudini di un giovane di ieri..., le esperienze di lavoro…, un insieme di sogni…, le problematiche che circondano il settore del tessile e le difficoltà dell’uomo che in seno a questa realtà vive”.
Materiale
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