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Prefazione a
Prima che il vento se li porti via
di Giuseppe Capaioli

Nicoletta Corsalini

Seguendo il lungo filo della memoria e descrivendo i cambiamenti verificatisi nella città di Prato, in un arco di tempo che va dai tardi anni ’50 ad oggi, Giuseppe Campaioli con il suo libro, Prima che il vento se li porti via, non solo rievoca momenti del suo vissuto – tratteggiando ritratti di persone con le quali ha condiviso esperienze lavorative o allacciato rapporti di amicizia –, ma sottolinea anche caratteristiche della Prato degli anni del boom economico e dei suoi ‘nuovi’ imprenditori – “persone astute e con tanta voglia di lavorare” –, impegnati a produrre tessuti e a inventarsi strategie innovative per rimanere competitivi e al passo coi tempi.

Esemplare è la descrizione della figura de I’ Sor Omero per le sue doti umane, per il suo infallibile intuito per gli affari, per la sua carica di umorismo verace. Non si può non sorridere o non riflettere quando si leggono le pagine a lui dedicate, e, grazie alla sapiente descrizione del Campaioli il personaggio cattura subito la simpatia del lettore.

Ricchi di particolari interessanti sono i racconti nei quali è spiegato il ciclo produttivo dei tessuti, cioè dei vari passaggi necessari a trasformare le materie prime – spesso giunte dagli Stati Uniti (indumenti usati) – in prodotto finale: il famoso tessuto cardato pratese; piacevoli a leggersi quelli che tratteggiano, con arguzia e sottile ironia, le singolari figure di rappresentanti e di mezzani (Mr. Kholi, Feo), così come, quelli in cui vengono svelati i trucchi, inventati da ingegnosi pratesi, per aggirare divieti e aumenti imposti dalla dogana statunitense sull’enorme quantitativo di tessuto di importazione pratese (Le tipologie, La cena del pelo).

L’occhio di attento osservatore ha permesso all’autore – piccolo imprenditore lui stesso – di captare i mutamenti che, nel corso degli anni, hanno caratterizzato la città sia in campo lavorativo che in quello sociale. La sua spiccata sensibilità, invece, lo ha portato a constatare, con rammarico, la grave crisi che è imperante, ormai da qualche tempo, nel settore del tessile e lo ha reso partecipe dei problemi scaturiti dall’attuale ondata di immigrazione extra-comunitaria – dopo quella da altre regioni d’Italia –, che ha reso Prato una realtà multietnica.

Nel bellissimo racconto La forza di un sorriso emerge il suo desiderio di pace, di solidarietà e amicizia tra popoli di cultura, razza e religioni diverse; egli, inoltre, dà un esempio concreto di come diventa semplice e naturale l’integrazione con persone di disparate nazionalità, se essa è basata sul rispetto reciproco e la disponibilità verso l’altro.

Non mancano in altri scritti concetti e riferimenti a differenti sentimenti e situazioni. In L’amore importante viene svelato il momento in cui incontra il vero amore, quello che dura una vita, in Donne usate tratta di un argomento purtroppo ancora attuale, lo sfruttamento e il ricatto sessuale nei confronti di una ragazza da parte del suo datore di lavoro. La figura femminile è disegnata, dal Campaioli, con delicata sensibilità e si intuisce il suo sdegno verso le persone che approfittano in modo negativo, o ingiusto, di circostanze e posizioni a loro favorevole; invece, una visione serena dell’esistenza e un approccio pacato anche con situazioni difficili sono una componente predominante del suo modo di essere.

Le pagine di questo libro sono scritte con un linguaggio chiaro e semplice, a tratti venato da una sottile ironia che ne rende la lettura scorrevole e gradevole; pagine dense anche di informazioni e di riflessioni sul tempo presente e su un mondo che è cambiato, in cui i personaggi e i valori non sono più gli stessi. Un mondo al quale Giuseppe Campaioli continua a guardare con un pizzico di nostalgia e tanto affetto, cristallizzandone gli aspetti salienti nei suoi scritti “prima che il vento di Prato se li porti via” e li cancelli dalla sua mente.
Materiale
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