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Prefazione a
Tra fili d'erba
di Mario Pini

Nicoletta Corsalini

I versi, della silloge Tra fili d’erba, di Mario Pini sono scritti con semplicità e chiarezza e trasportano frammenti di emozioni, di pensieri, di sogni in parole così limpide che rivelano al lettore, con disarmante immediatezza, le più minute sfumature dell’animo di un poeta sensibilissimo.

Nella prima parte delle due sezioni in cui è divisa la raccolta, l’amore è cantato ora come un’esperienza che dà senso alla propria esistenza, ora come occasione di felicità perduta, ora come un sogno che vale la pena vivere. Un innato romanticismo dona a queste poesie d’amore una freschezza e una naturale musicalità, accentuata dall’uso di aggettivi dal suono, non aspro ma, dolce. Il poeta esprime, in esse, non solo i più delicati sentimenti amorosi, che coinvolgono lo spirito – “vidi il tuo volto arrossire, | presi la tua mano e mi | sembrò leggera come una foglia” –, ma lascia anche affiorare, con pudiche allusioni, un leggero erotismo, “...la notte sogno di averti accanto e di togliere i tuoi veli...”.

Le bellezze della donna sono spesso comparate a quelle della natura: “i tuoi occhi brillano come fossero stelle”, “sorridente come un arcobaleno”..., e il paesaggio, con i suoi elementi, diventa di volta in volta, lo specchio in cui si riflettono e si identificano i vari stati d’animo dell’autore.

Dalla lettura delle poesie della sezione Suoni vicini e lontani si intuisce che in Mario Pini c’è un profondo amore e rispetto per la natura, un grande desiderio di simbiosi con la sua tranquillità e genuinità, sia per affrontare con più serenità i problemi del vivere quotidiano, sia per riflettere su eventi e traumi della società. Forse è proprio la ricerca di serenità e il profondo amore per la campagna a fargli notare, e condannare, gli scempi e i soprusi compiuti dagli uomini verso la natura nella ricerca estenuante di un profitto sempre maggiore.

L’alternarsi delle stagioni, il variare dei colori, in modo particolare quelli dell’autunno e della primavera, imprimono ai versi una suggestiva cromaticità.

Mario Pini conserva nella memoria, nonostante il trascorrere del tempo, visioni inalterate del mondo agreste e del paesaggio toscano in cui è vissuto. Il nostalgico ricordo di questo mondo perduto, e dei suoi valori, diventa uno dei motivi dominanti della seconda parte della silloge. Con malinconia ripensa alla sua gioventù, al vecchio casolare dove è nato, ai suoi genitori – soprattutto alla madre –, ai posti in cui è vissuto e che ormai non conservano più niente di ciò che lui conosceva ed amava. “Ora tutto è cambiato | e tra poco tempo, anche tu, | vecchio casolare, farai posto alle moderne schiere di villette. | Resterà nel mio cuore | una vecchia pagina ingiallita, | triste, ma con i dolci colori | della gioventù”.

Il poeta attraverso la poesia e la fede aspira a ritrovare un’armonia interiore e una visione ottimistica del mondo. Intuisce che entrambe possono scaturire dalle emozioni provate di fronte alle meraviglie della natura e da una vita vissuta nel rispetto per quello che ci circonda, e, in particolar modo, nel rispetto per gli altri.
Materiale
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