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Prefazione a
Tutto per una "S"
di Giuseppe Sparacino

Nicoletta Corsalini

Leggendo il libro Tutto per una “S” di Giuseppe Sparacino, si penetra in una storia di vita carica di esperienze umane amaro-dolci e tematiche socio-culturali che vanno al di là del percorso individuale, per intrecciarsi con avvenimenti caratterizzanti l’ultimo scorcio del XX secolo.

Passando al setaccio stralci del suo vissuto, meditando e riflettendo, Giuseppe, riesce a mettere in risalto quanto il suo modo di guardare il mondo e di concepire la natura umana sia diventato via via più attento e sensibile. Mai, però, nel corso degli anni, ha accantonato e rinnegato i propri ideali, nemmeno quando vicende particolarmente dolorose avrebbero potuto spezzarli e “piegarli come giunchi” in balia di venti tempestosi.

Nato in Sicilia, consapevole già dall’adolescenza dello stato di miseria e abbandono in cui vivevano i suoi conterranei, e la sua stessa famiglia, ha scelto la dura strada dell’emigrazione per cercare, come milioni di altri italiani, l’opportunità che gli permettesse di conquistarsi una dignità propria.

Il destino, che tesse trame invisibili, lo porta in Toscana: da Sambuca a Prato, dove lo attende una realtà diversa. Questa nuova realtà, lo coinvolge a tal punto che decide di restare per dare ai suoi sogni di uomo e ai suoi ideali politici l’occasione di concretizzarsi.

A Prato, così come aveva fatto nel paese natio, si impegna in tutto quello che fa e la sua costanza, la forza di volontà, i sani principi morali lo portano, in breve tempo, ad essere chiamato ad assumere ruoli di primaria importanza nella vita politica della città, fino a ricoprire cariche di vari assessorati, diventare sindaco del comune di Cantagallo e presidente della Comunità Montana Val di Bisenzio.

Il suo è un impegno continuo per realizzare iniziative e opere utili alla collettività, è l’occasione per tradurre in realtà progetti maturati negli anni vissuti a Sambuca, quando, adolescente, era testimone di soprusi senza avere la possibilità di agire per rompere quel cerchio ossessivo di miseria, che, allora come ora, martorizza i paesi più poveri, costringendo esseri umani ad abbandonare la propria terra, oppure, a rimanere e vendere la propria dignità in cambio di un “Posto” di lavoro.

Sul tema dell’emigrazione (purtroppo ancora attuale, con risvolti diversi), sono presenti, in Tutto per una “S”, passi permeati di una sensibilità e verità che solo chi, come lui, ha vissuto un simile dramma può intuire fino in fondo, ma, sono tanti altri i sentimenti provati che affiorano, con vigore, dalla narrazione di particolari eventi: il dolore per la perdita, in modo tragico e improvviso, di persone care; l’emozione dell’amore, la gioia di condividere amicizie sincere, delusioni e scoramenti; entusiasmo per nuove conquiste sociali.

In diverse pagine, si trovano riflessioni molto acute sui modelli sociali contemporanei e sui comportamenti dell’uomo; esse si condensano nel colloquio introspettivo con “L’Indagatore”, il suo alter ego.

Non mancano spazi descrittivi, a tratti pervasi di poeticità, caratteristici dell’ambiente siciliano e toscano: il primo ha fornito il sostrato su cui il secondo ha forgiato l’uomo che oggi è Giuseppe Sparacino.

E mano a mano che procedevo nella lettura, l’amico sorridente e discreto, da qualche anno socio del “Castello”, ha acquistato una nuova dimensione ai miei occhi: il coraggio, la tenacia, l’umiltà... erano lati della sua personalità a me ignoti.

Conoscevo e capivo, invece, il suo sentirsi sia siciliano che toscano; il ritrovare ancora intatto quel filo invisibile che lega l’uomo ai luoghi più importanti della propria vita, quel filo impregnato di passato, presente e... futuro, lungo quanto la stessa vita. Non mi meravigliava il suo bisogno, in entrambi i luoghi, di avere e di donare amicizia, perché, nel suo valore, Giuseppe, ha sempre creduto, anche se a volte, è stato deluso, profondamente deluso.

La consapevolezza che i suoi ideali e il suo comportamento si basano, ieri come oggi, sul rispetto della persona e dei suoi diritti, lo ha aiutato a superare le delusioni e lo ha portato ad affermare: “Ho pianto lacrime di emozioni e ho strascicato il muso nella polvere; ciò nonostante sono contento così. Contento di avere un’anima…”.

Giuseppe Sparacino, con linguaggio di immediata comprensibilità, colorito da espressioni dialettali, esprime messaggi positivi carichi di valori: per cambiare qualcosa in meglio bisogna credere in se stessi e in quello che si fa; l’amicizia e la stima si ottengono per quello che siamo non per la carica ricoperta.

A volte, è dunque, davvero, possibile cambiare il corso degli eventi aggiungendo una semplice “S” ad una parola, trasformando così il significante e il significato da qualcosa di passivo in qualcosa di attivo: un oggetto in Soggetto
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