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Prefazione a
Voli di farfalle
di Letizia Santanna

La voglia di scrivere, in Letizia Santanna, diventa necessità personale, torrente impetuoso di sentimenti e sensazioni che straripando dalla sua anima, si riversano sotto forma di parole su bianchi fogli per prendere vita e levarsi nel mondo visibile in leggeri, silenziosi, discreti “voli di farfalle”.

Questa necessità, sentita fin dalla prima giovinezza, è rimasta per molti anni teneramente racchiusa nello scrigno segreto del suo cuore, mentre, le sue poesie, le sue favole e i suoi racconti rimanevano nascosti nell’angolo più buio di un cassetto.

Poi, un giorno di pochi anni fa, Letizia, con un grande sforzo di volontà ha trovato il coraggio di tirare fuori da quel cassetto i suoi scritti, limpidi frammenti di personale vissuto e sentire, per leggerli o farli leggere ad amici e conoscenti. Ed è con l’orgoglio di chi si sente considerata amica e con la commozione di chi amica si sente, che dopo averli letti con attenzione posso esprimere con sincerità le emozioni e le riflessioni che hanno suscitato in me.

Le sue liriche inneggiano alla vita intrisa di ricordi, frutti di poliedriche esperienze, all’amore da donare in silenzio ed all’amore trascinante, vibrante di passione che riempie di pace e tormento, alla natura immenso scenario di albe e tramonti, boschi ed animali, dove l’essere si abbandona e si ritrova; tutto questo è espresso con dolce malinconia, semplicità e spontaneità senza ricercatezze di astrattismi o schemi metrici.

Nel suo mondo poetico, raramente Letizia si lascia sopraffare dalla tristezza e dalla voglia di rimanere in balia della solitudine nei momenti in cui la vita le pone davanti ostacoli, scelte difficili ed eventi tragici, reagisce, invece, con vigore affrontandoli e continuando il suo viaggio, fuori e dentro di sé.

Viaggio costellato da incontri con persone, posti, cose, profumi, suoni, colori che hanno lasciato indelebili segni del loro passaggio incisi nella corteccia della sua memoria: “Nella mente mia/ riecheggia il suono/ della voce sua...” (A mia madre); “La tua sfocata immagine/ accompagnò i lunghi/ giorni della vita mia/ senza mai porgere...” (A mio padre); “Terra natia,/ arcano richiamo/ legato al profumo/ di zagare, aranci,/ al mandorlo in fiore...” (Arcano richiamo).

Ricordi di compagni di viaggio, ricordi di sogni e fantasie di bambina, rievocati, ridisegnati e trasformati in favole e filastrocche, allegre, colorate e intarsiate di personaggi altruisti e gentili, che sanno di pulito ed azzurro.

Nelle sue favole i personaggi non umani, sono dotati di sentimenti talmente profondi che soffrono, amano e gioiscono, fino al punto di piangere, “Sul volto del manichino scorrevano due gocce di resina lucente...” (Il sogno di un manichino), inoltre, sono parte integrante della realtà e la vivono intrecciando le loro vicissitudini ed avventure con quelle degli esseri umani. Diventano così l’emblema di una fantasia che riesce ad animare oggetti, animali e cose e quello di una voglia accorata di ridare alla dimensione tangibile un pizzico di fantasia per farci tornare a sognare ad occhi aperti come se fossimo di nuovo bambini.

Certamente, questa voglia di sognare ancora, non allontana Letizia dal vissuto di ogni giorno, è solo una parentesi, in cui prendere il volo e rinvigorire il suo spirito, per poi riaffrontarlo con più serenità, come ci dimostrano i racconti e le poesie che parlano di eventi reali e le liriche che cantano l’Amore, quello con la “A” maiuscola, prerogativa e sale di tutte le cose.

E risulta palese, dopo la lettura dei componimenti di questo libro, la facoltà dell’autrice di spaziare da un angolo all’altro della sua mente, senza potenziali limitazioni, perché, i suoi occhi osservano e il suo cuore sente, ricamando frasi, a volte anche con un fondo di tragicomica recita, che si svolge sul palcoscenico della vita: “...malgrado la perenne espressione amara, una luce di malizia scintillò nel suo sguardo al passaggio, nella strada, del furgone del fioraio...” (La ghirlanda); “ – Vai, quello è tuo padre! –Egli non riconobbe la vecchia e la ragazzina, e lei, ormai troppo grande, non volle attraversare la strada...” (La finestra sul cielo).

Ma è nelle poesie d’amore e in quelle in cui canta la natura e la sua magia che, secondo me, Letizia, si apre al mondo; la sua gioia di vivere, di essere donna e mamma esplode con un’intensità e una semplicità di linguaggio tale da coinvolgere il lettore e farne apprezzare tutta la sua freschezza e tutta la sua carica emotiva.
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