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Le vicende narrate nel nuovo romanzo di Mario Masini, dal titolo Schegge dal sogno, ruotano intorno alla vita del personaggio principale e mettono in evidenza come l’esistenza di un individuo può essere sconvolta dai risvolti casuali del fato, incanalandola verso un futuro di gioia o di disperazione. Servendosi degli espedienti dei flash back e del sogno, l’autore, con grande acume, svela al lettore particolari del passato del protagonista, che riaffiora, prepotentemente, dai suoi ricordi quando incontra persone conosciute in precedenza o rivede oggetti simili a quelli che lui stesso possedeva prima della sua drastica decisione di abbandonare gli agi e i comfort nei quali viveva, per condurre un’esistenza da barbone, fatta di privazioni e disagi : “Ogni immagine trovava il suo antico incastro e i fatti, le cose e le persone, riacquistavano senso, natura, fisionomia” (p. 17). Lo stesso titolo del libro sottolinea l’importanza che hanno i ricordi – frammenti, schegge di vissuto che riemergono dal mare del passato – nella trama del racconto: accentuano le differenze tra la vita felice già vissuta dal protagonista e quella piena di rimpianti e di dolore del presente. Un presente per lui gravido di riflessioni sui suoi presunti errori e sulle colpe, immaginarie, che si auto-attribuisce.

Mario Masini, parte dalla vicenda esistenziale di un singolo individuo per poi aprirsi al mondo e affrontare alcuni aspetti delle problematiche più pressanti della nostra società post-moderna. Viene messo in evidenza soprattutto l’atteggiamento pieno di pregiudizi nei confronti degli emarginati, di coloro che, per scelta (come nel caso del protagonista del romanzo) o per necessità, vivono ai margini, o addirittura fuori, dagli schemi e dai modelli comportamentali imposti dalle varie società che si succedono nel tempo. Infatti, il diverso, viene additato, mostrato come esempio da non seguire; viene isolato, e, a volte, diventa oggetto di scherno o è visto come un qualcosa da eliminare, da cancellare, anche, con metodi violenti. E questo è ciò che succede all’inoffensivo barbone protagonista della storia, il quale viene aggredito più volte da un branco di ragazzi.

Altre problematiche – sempre ben integrate nell’andamento della narrazione – affrontate, a volte approfonditamente altre solo accennate, evidenziandone però il peso, riguardano argomenti di carattere sociale ed etico-religioso: le difficoltà che si trovano ad affrontare i divorziati o i separati; il turismo sessuale; l’intolleranza religiosa; la droga; la dipendenza dei giovani dai genitori; la mancanza di posti di lavoro...

L’autore tratteggia inoltre sia il ritratto psicologico del personaggio principale che quello degli altri, descrive il loro modo di vestire, la gestualità, l’ambiente dove interagiscono e, con grande ricchezza di dettagli, offre a chi legge un quadro d’insieme ben strutturato e ben delineato. Sottili riferimenti alla città dove vive, Prato, sono evidenti, a partire dal primo capitolo: “Lui era di una città che viveva dell’industria tessile...” (p. 14).

Svariati passaggi del libro riescono a suscitare attesa e curiosità, perché carichi di drammatica suspense, altri, invece sono ricchi di liricità, come l’inizio del terzo capitolo o i passaggi conclusivi. La vicenda narrata, caratterizzata da un linguaggio scorrevole, con il continuo alternarsi di passato e presente, di sogno e realtà, come se l’uno confluisse o sconfinasse nell’altro, sembra proporre una visione della vita dove i sogni, spesso, si dissolvono frantumati dagli eventi che il destino pone sul cammino di ciascun uomo.

Recensione
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