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Silenzio Criminale

La trama dell’ultimo romanzo di Maria Bruno, Silenzio Criminale, fin dalle prime pagine avvince il lettore, in quanto la fitta rete di storie d’amore, di violenze, di prevaricazioni fisiche e psicologiche ne catturano l’immaginazione e l’interesse.

La vicenda è ambienta in una grande città campana, caratterizzata da zone in cui proliferano il malaffare, la delinquenza e l’illegalità. Nel quartiere Campodemori l’esistenza degli abitanti è imbrigliata nelle maglie della malavita organizzata e coloro i quali cercano di non rimanerne stritolati espongono se stessi e le persone che amano a seri pericoli e a ricatti di vario genere. Nicole e suo cugino Antonio, figlio di Don Antimo boss indiscusso di Campodemori, nonostante siano consapevoli di questi rischi, tra mille peripezie e colpi di scena, sfidano tutto e tutti.

Per Don Antimo e per gli altri boss ciò che conta è il dio denaro e il potere. Per difendere o rafforzare la propria autorità proteggono chi li appoggia e ammazzano chiunque osa ostacolarli o disobbedire ai loro ordini. Niente li ferma, non contano i legami di sangue o affettivi quando gli interessi sono minacciati e tradiscono, mentono, ordiscono tranelli in un’escalation di violenza inarrestabile.

Maria Bruno narra di una realtà difficile, dove i giovani si ritrovano a vivere in un contesto sociale fragile e degradato, diventando facile preda dei malavitosi e dove le donne vedono calpestata la propria dignità e infranti i propri diritti. Descrive, inoltre, con grande sensibilità l’angoscia di quei personaggi che vengono ricattati o minacciati e rende odiose l’ipocrisia o la mancanza di scrupoli di capi clan, come Don Antimo o “la boss” Greta.

Dalle pagine del romanzo emerge prepotente la condanna della scrittrice di modelli comportamentali criminali e la sua aspirazione per una società basata sulla legalità e l’onestà.

Recensione
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