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Sussurri in volo

Nella raccolta Sussurri in volo alcuni aspetti della poetica di Chiara Ferrara sono anticipati dallo stesso titolo e dall’immagine del quadro, Il fabbricante di nuvole di Meloniski da Villacidro, riprodotta in copertina.

Il breve curriculum artistico informa invece che la poetessa è «Amante della metafisica medioevale e umanistica, incantata dai contenuti misterici del Tardo Antico» e attratta dai colori dell’infinito, che sfumano dall’azzurro al blu. Infatti, pennellate più chiare o più scure di queste sfumature predominano sia nella copertina sia nei versi della silloge.

Secondo la Ferrara è nell’azzurrità di spazi-simbolo, come il mare e il cielo, che l’anima può incontrare l’infinito e il pensiero può ritrovare l’infanzia perduta, quell’età dai «contorni e colori | vivaci e aguzzi» (p. 8). E mentre continua ad avanzare sulla strada della vita, guarda con nostalgica malinconia proprio a questa età, anche se non è ancora giunto «il tempo | della castagna a terra» (p. 7), della piena maturità. A volte sente nascere in lei il bisogno di «penetrare | l’azzurro» (p. 23), lo “spazio blu”, per cercare di comprendere l’enigma dell’esistenza e di capire meglio se stessa.

La poesia di Chiara Ferrara, dal ritmo pacato e dallo stile elegante, si rivolge spesso a un “tu” sfuggente, a cui dice: «sei il filo d’erba e mi basti per una vita o più | ma tu non basti a te stesso e già ti dilegui | cercando qualcosa oltre me» (p. 31). E spesso si illumina di riflessioni filosofiche, allarga il proprio respiro nei ritmi misteriosi e affascinanti della natura o nella inconsistenza del metafisico ed è intesa non solo come indagine interiore di sé, ma anche come messaggio di spiritualità affidato alla parola, punto fermo tra realtà e fantasia, tra l’infinito e il finito dell’essere umano.

Recensione
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