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Tutto il tempo

“… il tempo, questo mostro, | ingoia incessante gli attimi | che fanno la nostra vita”, da questi pochi versi della poesia Parole e dallo stesso titolo ─ Tutto il tempo ─ della raccolta di Maria Marino si evince il tema principale dal quale l’autrice trae ispirazione. Una ridda di sentimenti e sensazioni prendono corpo nel suo animo evocati da oggetti, da luoghi, da profumi…, li veste di poesia e compone versi lievi, sinceri, pacati. Altre parole (“Felice il nostro tempo | prima di possederlo, | e conoscerlo, e sviscerarlo | ed esserne perduti” [Il nostro tempo]) esprimono, invece, molto bene la non percezione degli effetti del trascorrere temporale nell’età giovanile. La gioventù è, infatti, la stagione felice della vita, nella quale il significato del termine “passato” non è ancora chiaro e lo sguardo è rivolto con ottimismo verso un futuro che si prospetta pieno di promesse, di sogni d’amore, di gioia di vivere.

Con il passare degli anni, gli eventi della vita ─ non sempre o non tutti positivi ─ tendono ad affossare questa visione e la poetessa, con malinconica consapevolezza, nella poesia Donna di maggio scrive: “Pieni gli occhi e la mente | di ciò che era e non sarà più,| di ciò che poteva essere e non è stato”. La propria impotenza (così come quella di ogni essere vivente) nei confronti del dio Crono fa maturare in lei il bisogno di ricomporre, attraverso la scrittura, frammenti della propria esistenza ogni qualvolta un piccolo indizio risveglia o riporta nella sua mente immagini del passato, delle cose fatte, delle persone amate e non più presenti nei suoi giorni. Fra queste emerge con forza la più significativa, la cui assenza si proietta in questa sua raccolta come dolorosa e nostalgica presenza poetica, scandita dallo scorrere dei mesi e dal variare del colore delle stagioni, nonostante la vicinanza di altri importanti, e diversi, legami affettivi : “Torno a casa calpestando | foglie sparse dal vento | lasciandole accompagnarmi | ─ unica voce fuori di me. | Torno a casa veloce | senza niente che attende…” (Mattino); “Il tempo in cui ho preso | dall’amore è stato; | ora è tempo di dare | senza avere” (Tempo).

E’ un cuore gonfio di malinconia e di struggimento quello di Maria Marino, che nonostante tutto, desidera, vuole aggrapparsi a chi vuole bene e rimanere al loro fianco per riscoprire insieme “…grandi, orizzonti nuovi, | carichi di generose speranze” (p. 20).
Recensione
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