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Vertigine d’astri. Versi liberi tra gli spazi architettonici di Santiago Calatrava

Vertigine d’astri. Versi liberi tra gli spazi architettonici di Santiago Calatrava è un’originale ed elegante pubblicazione, nella quale troviamo affiancati versi di Francesco Dario Rossi e immagini di opere architettoniche, o loro particolari, dell’ingegnere e scultore catalano Santiago Calatrava. Un singolare connubio tra parola poetica e strutture geometriche o astratte di «ponti, stazioni, auditorium, musei, gallerie pedonali, torri, edifici abitativi» (p. 9), disseminate negli spazi di varie città del mondo.

Gli intrecci di lunghi cavi, ampie vetrate e bianchi pannelli, come sottolinea il curatore del libro, Andrea Lavaggi, nella sua attenta e chiarificatrice prefazione, evocano «nel poeta immagini e pensieri che, svincolati dai limiti della realtà del mondo artificiale, volano in alto, trasfigurati, verso spazi soprannaturali, sovrumani» per infondere al suo spirito una «sensazione di infinito», mentre «La mente si eleva | assorbita dal cielo» (p. 201) e «Lo sguardo spazia lontano» (p. 51).

Nelle brevi composizioni poetiche, che si alternano alle illustrazioni in versione trilingue (italiano, inglese e spagnolo), sono presenti numerose similitudini colte da Francesco Dario Rossi tra le figure create dall’estro dell’architetto catalano e quelle forgiate dalla natura o dalla mano dell’uomo: «tronchi d’albero | di bianca foresta | […] | ragnatela d’acciaio | inondata di luce» (p. 201); «Ali spiegate | di barca a vela» (p. 193); «Immensa arpa rotante | col pilone ricurvo» (p. 173); «Bianco cetaceo che emerge | a respirare sull’acqua» (p.75); ecc.

I versi asciutti, privi quasi sempre di punteggiatura, esaltano l’armonia che scaturisce dai segni e dalle parole; evocano immagini concrete e moti dell’animo; evidenziano riflessioni profonde del poeta sul senso dell’esistenza, non disgiunte dalla ricerca di sprazzi di luce. I punti d’incontro tra le impressionanti strutture architettoniche di Santiago Calatrava e la scrittura poetica di Francesco Dario Rossi sembrano scaturire dall’azzurro dell’acqua e del cielo, dai movimenti e dalle vibrazioni della materia e dei suoni, dalla bellezza e armonia delle forme naturali.

Recensione
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