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Verzieri. Le poesie francesi

Il noto poeta, scrittore e drammaturgo di Praga, Rainer Maria Rilke (1875-1926) ha scritto gran parte delle sue opere in lingua tedesca, dal 1899 ha però composto anche poesie in francese. Settantanove di esse, scritte tra gennaio 1924 e maggio 1925, hanno dato vita alla raccolta Verzieri (Verges), pubblicata in Francia nel 1926, pochi mesi prima della sua morte, dalla Nouvelle Revue française.

I testi di questa raccolta si possono ora leggere e apprezzare nella nostra lingua nel libro Verzieri. Le poesie francesi, grazie alla traduzione di Pierangela Rossi.

L’attenta e sensibile traduzione della Rossi ha il merito di mettere in risalto l’armonia e la raffinata nitidezza dei versi di Rilke, permettendoci di coglierne contenuti e messaggi racchiusivi. La sua introduzione propone, invece, un’approfondita biografia del poeta e informazioni dettagliate sulle "poesie francesi", dove possiamo leggere anche riflessioni, molto acute e condivisibili, sui testi.

Già nelle prime liriche della raccolta si riscontra una forte impronta di spiritualità, contraddistinta dalla presenza di figure angeliche e dalla percezione che qualcosa di invisibile, di trascendentale, aliti negli spazi e nelle cose che ci circondano. La presenza di Dio non è, secondo Rilke, qualcosa di tangibile o di rumoroso, ma è piuttosto un esserci silenzioso, discreto. Nella poesia contraddistinta dal numero 9, infatti, scrive: «Se si canta un dio / questo dio vi rende il suo silenzio. / Nessuno di noi non avanza / che verso un dio silenzioso». Egli ritiene inoltre che il corpo umano, "fratello primogenito", pur nella sua materialità soggetta ai cambiamenti del tempo, è molto vicino allo spirito.

Figure mitologiche (come il Centauro che «traversa a salti le stagioni/ di un mondo appena cominciato») o semidei e dei (come Eros, dio dell’amore, che «di due cuori straziati e triturati / [fa] un immenso cuore più grande che natura, / il quale vorrebbe ancora/ crescere…») popolano i versi di Rilke, mentre un tenero sentimento amoroso pervade la sua anima di poeta e si riversa nelle sue parole con leggera dolcezza: «Al sospiro dell’amata / tutta la notte si solleva / una carezza breve / percorre il cielo meravigliato» (p. 33).

Il poeta volge il suo sguardo verso la natura, come suggerisce il titolo della raccolta, e ne canta i verzieri (i giardini, gli orti, i frutteti) e le stagioni, come nella poesia Primavera: «O melodia della linfa, / negli strumenti / di tutti questi alberi s'eleva, - / accompagna il canto / della nostra voce troppo breve»; rivolge invece i suoi pensieri al passato, ai ricordi dell’infanzia e della giovinezza e a quelli di amori ormai lontani. A volte il suo rimembrare si carica di tenera malinconia: «O nostalgia dei luoghi che non furono / abbastanza amati nell’ora passeggera, / come vorrei rendere loro da lontano / il gesto dimenticato, l’azione supplementare! // Ritornare sui miei passi, rifare dolcemente / - e questa volta, solo - tale viaggio, / restare alla fontana più a lungo, / toccare quest’albero, accarezzare la panca…» (p. 65).

Riflessioni sulla fugacità della vita e sulla morte trovano ampio spazio nei suoi versi. In questo testo si chiede: «Come ancora riconoscere / ciò che fu la dolce vita? / Contemplando forse / nel mio palmo il reticolo // di queste linee e queste rughe / che si conservano / fermando nel vuoto / questa mano di niente» (p. 56), in quest’altro invece parla della morte: «Non è triste che i nostri occhi si chiudano? / Si vorrebbe avere gli occhi sempre aperti, / per aver visto, prima del termine / tutto quanto va perduto» (p. 59).

Emozioni, pensieri, sensazioni, ricordi, espressi in maniera pacata e delicata intridono queste poesie di Verzieri di Rainer Maria Rilke, rendendole immortali.

Recensione
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